Assemblea aperta di Cantiere Democratico con il professor Guerino D’Ignazio: il successo della Lista degli Studenti apre il dibattito sulla partecipazione politica nel Mezzogiorno.
Si è tenuta martedì 3 novembre, presso l’Università della Calabria, l’assemblea aperta di Cantiere Democratico per la Calabria dedicata alle recenti elezioni in Serbia, alla vittoria della Lista degli Studenti e al ruolo delle giovani generazioni nei processi di partecipazione democratica, introdotta dal professor Guerino D’Ignazio, Ordinario di Diritto pubblico comparato all’UniCal.
Nello spirito di Cantiere Democratico, che vuole contribuire a rendere il centrosinistra più aperto alla partecipazione, al confronto tra sensibilità differenti e alla contaminazione delle idee, generazioni diverse si sono ritrovate per approfondire l’esperienza serba e riflettere su ciò che può insegnare anche al modo di fare politica nel nostro Paese. Alla base dell’incontro c’è la convinzione che una comunità politica cresca attraverso il confronto, anche al proprio interno, e la disponibilità ad ascoltare chi vuole contribuire alle scelte comuni.
«La Serbia ci consegna una lezione importante: quando i giovani smettono di essere spettatori e diventano protagonisti della vita pubblica, la politica può tornare a essere uno strumento di cambiamento. È un messaggio che dovrebbe interrogare profondamente anche l’Italia e, in particolare, la Calabria» è uno dei passaggi centrali dell’intervento del professor Guerino D’Ignazio.
Partendo dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui «in tempi di incertezza il futuro va disegnato dai giovani», è stato sottolineato come l’esperienza serba dimostri che la partecipazione democratica possa ancora incidere profondamente sugli equilibri politici.
Il risultato elettorale non nasce improvvisamente. È il punto di arrivo di un percorso di due anni di mobilitazione, organizzazione e costruzione della fiducia. Gli studenti serbi hanno dimostrato che la partecipazione non si esaurisce nei social network o nelle manifestazioni di piazza, ma richiede presenza nei territori, capacità di ascolto e impegno continuativo.
Da questa esperienza emerge una questione fondamentale per i partiti italiani: la necessità di recuperare un rapporto autentico con la società. I partiti non possono tornare a occuparsi dei cittadini soltanto alla vigilia delle elezioni. Si devono ricostruire luoghi di confronto, formazione e partecipazione, tornando nei quartieri, nelle periferie, nei piccoli comuni e nelle università. La democrazia si indebolisce quando la politica diventa una competizione tra gruppi dirigenti sempre più distanti dai bisogni reali delle persone.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle nuove generazioni. Troppo spesso i giovani vengono chiamati a partecipare soltanto formalmente, senza poter incidere sulle decisioni. Coinvolgerli davvero significa condividere responsabilità, potere decisionale e costruzione delle proposte politiche. Non basta riservare loro uno spazio simbolico: bisogna riconoscere il loro diritto a contribuire alla formazione delle classi dirigenti.
Il riferimento alla Calabria rende questa riflessione ancora più urgente. In questa regione parlare di futuro significa affrontare concretamente l’emigrazione giovanile, la precarietà del lavoro, le disuguaglianze territoriali e la carenza di servizi. Non si può chiedere ai giovani di impegnarsi nella vita pubblica e contemporaneamente accettare che, per realizzare le proprie aspirazioni, siano spesso costretti ad andare altrove. Il futuro non si costruisce con gli slogan, ma attraverso opportunità di lavoro, diritto allo studio e istituzioni credibili.
All’analisi del professore D’Ignazio è seguito un dibattito intenso, nel corso del quale sono stati approfonditi diversi aspetti delle elezioni in Serbia e della mobilitazione studentesca.
Dal confronto è emersa anche la necessità di creare in Calabria le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare, partecipare e contribuire al cambiamento. Perché non esiste futuro democratico senza la fiducia dei giovani, e non esiste fiducia senza la possibilità concreta di cambiare le cose.
Non si tratta di imitare la Serbia, ma di comprenderne l’insegnamento, ovvero quello per cui la democrazia non può ridursi al momento elettorale: ha bisogno di cittadini attivi, istituzioni aperte e organizzazioni politiche capaci di rinnovarsi.
È proprio in questa direzione che si sviluppa il percorso di Cantiere Democratico. Ricostruire luoghi di confronto, formazione e partecipazione, riavvicinare la politica alla società e creare occasioni in cui generazioni e sensibilità differenti possano incontrarsi e contribuire all’elaborazione di proposte per i territori sono gli obiettivi che ne orientano l’attività.
L’assemblea all’Università della Calabria è una delle iniziative attraverso cui questo impegno sta già prendendo forma, nella convinzione che il confronto politico debba andare oltre la cerchia di chi già partecipa alla vita dei partiti, aprendosi a nuove energie e competenze.
È questo il senso di un cantiere che vuole restare aperto, nel quale il confronto non si esaurisca al termine di un incontro e la partecipazione possa diventare parte delle scelte politiche. Un percorso che Cantiere Democratico ha già avviato e intende portare avanti, coinvolgendo chi vuole contribuire alla costruzione del futuro della Calabria.
Cantiere Democratico per la Calabria

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