Alessandro Mazzotta del GD Valarioti spiega tutti i motivi della protesta messa in campo dalle scuole pubbliche contro il governo Renzi
Oggi, 5 maggio, tutto il personale delle scuole pubbliche italiane scende in piazza per protestare contro la riforma prevista nel Piano scuola voluto dal governo Renzi. Cosa significhi concretamente questa protesta lo spiega chi ha aderito, come il GD Valarioti di Cosenza, altra città nella quale l’adesione è massiccia.
“ Dall’analisi del nuovo Piano scuola – commenta Alessandro Mazzotta, responsabile Scuola Economia e Lavoro – emerge un accentramento eccessivo di potere nelle mani del dirigente scolastico a discapito di docenti e studenti, un modello autoritario che di certo non è un buon esempio di amministrazione democratica. La scuola pubblica, in quanto tale, deve essere capace di autodeterminarsi rimanendo fuori da logiche di aziende e imprese e dalle loro influenze, non è per niente auspicabile il sostegno del Governo alla necessità degli investimenti privati nel sistema scolastico”.
Sino molti i punti che non convincono: “È assolutamente inaccettabile il fatto che l’Italia sia risultata nel 2014 il Paese che spende di meno nell’istruzione fra gli stati europei membri dell’OCSE in rapporto al proprio PIL, percentuale che ammonta appena al 4,6%, decisamente poco se confrontata con la media europea del 6%. La Corte di Giustizia Europea ha recentemente stabilito la stabilizzazione del personale precario della scuola in Italia che abbia svolto almeno 36 mesi di servizio. Ammonizione alla quale il governo sembra essere deciso a rimediare mediante la prevista stabilizzazione di circa 150.000 docenti”.
Ma ci sono anche altri punti decisamente da chiarire “come gli impegni economici e le coperture e va inoltre sottolineata l’assenza di stabilizzazione del personale ATA per il quale valgono le stesse ragioni di urgenza. Di fronte ad una prospettata concezione aziendalista della scuola pubblica, i cui contributi e obiettivi sembrano sempre più essere dettati dalle esigenze dell’ultra competitivo e ristretto mercato del lavoro, è necessario mettersi in gioco e gridare a gran voce la necessità di un dibattito realmente democratico su un tema di fondamentale importanza come è quello della scuola, strumento di emancipazione e costruzione di una società egualitaria”. Ecco perché oggi la scuola scende in piazza e forse non sarà l’ultima volta.
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