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Mario Oliverio Presidente Provincia Cosenza

“Rimborsopoli”: Slittano gli interrogatori degli indagati e Oliverio resta contro tutti

A pochi giorni dal terremoto giudiziario che ha investito la Regione Calabria, gli scenari restano tormentati, mentre slittano gli interrogatori degli indagati per i reati di peculato e falso

L’operazione “Erga Omnes”, ribattezzata “Rimborsopoli“, ha riguardato i contributi regionali per spese istituzionali, che nel caso di alcuni soggetti, sono risultati utilizzati per spese meramente personali. Dalle indagini svolte dai blitz della Guardia di Finanza già dal 2013, era emerso che nei bilanci di quasi tutti i gruppi del consiglio regionale della Calabria, sarebbe rientrato di tutto: detersivi, gratta e vinci, cartelle esattoriali, viaggi all’estero. Secondo la Guardia di Finanza, con i soldi pubblici – ufficialmente destinati a finanziare le spese istituzionali dei singoli gruppi politici – nel periodo dal 2010 al 2012, sarebbero invece serviti per pagare dal semplice caffè alle cene conviviali, e poi ancora tablet, telefoni cellulari, televisori, vacanze e gite nelle località più disparate anche per soggetti che nulla avevano a che fare con la Regione Calabria. Con i soldi pubblici, del Consiglio, sarebbero stati pagati anche gioielli, fiori, taxi, carburanti, ventilatori, set di valigie e tanto altro ancora. E le cifre sono da capogiro.

Mario Oliverio Presidente Provincia Cosenza
Mario Oliverio, sulla vicenda “rimborsopoli”

Leggendo gli atti di inchiesta si fa subito a stabilire – così come sostiene il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Paci – l’incredibile solidità degli elementi di prova e nonostante le giustificazioni adottate dagli indagati, una consistente parte di quelle “spese pazze sostenute”, non ha trovato alcuna giustificazione. Per tutto questo, per la Procura di Reggio Calabria, si è consumato un delitto di “peculato”.

Tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, cinque ordinanze di divieto di dimora in Calabria, e il sequestro preventivo di due milioni e mezzo di euro a 27 indagati.

I nomi dei personaggi di questa triste vicenda che trascina la Regione Calabria nella bufera giudiziaria, sono stati resi noti sin da subito. Agli arresti domiciliari il senatore Giovanni Bilardi (Ndc), l’assessore regionale Nino De Gaetano (Pd), l’ex assessore ai trasporti Luigi Fedele.

I consiglieri raggiunti da un provvedimento di divieto di dimora in Calabria sono Carmelo Trapani, ex autista di Bilardi, Nicola Adamo (ex consigliere ed ex capogruppo del Pd), Alfonso Dattolo (ex assessore all’Urbanistica, Udc), Giovanni Nucera (Pdl) e Pasquale Tripodi (ex Udc, adesso Centro democratico).

A seguito delle vicende Giudiziarie, De Gaetano ha rassegnato sin da subito le sue dimissioni attraverso una nota nella quale, seppur dichiarandosi estraneo a tutta la vicenda, mostrando piena fiducia nell’operato della magistratura, rassegnava con effetto immediato dalla carica di assessore regionale e autosospendendosi dal Partito Democratico.

Nei fatti, è indagata l’intera giunta regionale attualmente in carica, escluso il presidente, Mario Oliverio. Anche il vicepresidente Vincenzo Ciconte del Pd, con 69mila euro di spese non giustificate, e l’assessore Carlo Guccione, anch’egli del Pd, per la cifra di euro 27mila, e sono destinatari del provvedimento che dispone il sequestro di beni corrispondenti alle somme che sarebbero state distratte, secondo la Procura di Reggio Calabria, dalle finalità istituzionali nella precedente consiliatura. (L’elenco completo)

Sul caso è intervenuto il M5s che ha chiesto le dimissioni di Oliverio. “Il governatore della Calabria deve dimettersi subito. Egli ha difeso a oltranza e senza riserve morali la nomina di Antonino De Gaetano, anche col silenzio tombale tenuto nella sua recente audizione in Antimafia”, scrivono in una nota i parlamentari del M5s calabresi Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela, Federica Dieni e Riccardo Nuti.

Parte anche un ashtag #MarioDimettiti, mentre il Meetup Calabria ha annunciato che “mercoledì 1 luglio, dalle 9 alle 18, a Reggio Calabria di fronte a Palazzo Campanella si protesterà contro questo governo regionale delle larghe intese, attaccato alla poltrona in stile Guccione”.

Anche Molinari (AL) si scaglia contro il presidente della Regione: “Esigiamo da Oliverio nuovi assessori di alto profilo che scongiurino nuove inchieste”.

I democratici chiedono invece che Oliverio faccia una giunta di persone competenti ma non politici, procedendo alla “formazione di una nuova Giunta che sia espressione di un radicale e autentico rinnovamento”.

Anche Maria Carmela Lanzetta, travolge con le sue parole, il presidente della Regione Calabria: “Ancora non si è capito perché Oliverio ha voluto nominare assessori già indagati, ben sapendo di rischiare la fine della sua giunta”.

Oliverio, che però non sembra affatto né intimorito, né tanto meno indebolito dalle vicende di “rimborsopoli”, detta tempi e modi, respinge le critiche e lancia un messaggio netto e deciso al suo partito, e rispetto alle decisioni che lo attendono dichiara: “Nella mia giunta ci saranno forze che non hanno avuto nel passato responsabilità politiche e di governo”.

E poi zittisce tutti: “appena entreranno in vigore le modifiche allo Statuto approvato dal Consiglio regionale, procederò alla nomina della nuova giunta regionale”.

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