Francesco Vallone, logopedista e scrittore, autore del libro “Undici”, risponde ad alcune domande sul suo primo romanzo
Francesco Vallone è un giovane logopedista e scrittore, nato a Cosenza nel 1985. “Undici” è il suo primo romanzo.

Come nasce la sua passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura scaturisce spontaneamente dalla voglia di comunicare pensieri e progetti che alimento da sempre. Mi capita spesso, infatti, durante la giornata, di isolarmi per qualche istante per rifugiarmi in una nuova idea: una storia coinvolgente, un personaggio originale, un incipit da non dimenticare. La fantasia, credo sia una mia prerogativa, (così come il ritardo! E chi mi conosce sa che sto scrivendo il vero!) una condizione geneticamente determinata, quindi imprescindibile, alla quale non posso rinunciare. Pur volendo, infatti, non sono mai riuscito a smettere di seguire questi percorsi leggeri, costruiti da immagini mentali, che poi, come nel caso di “Undici”, traduco in scrittura. Ho sempre preferito il tema al compito di matematica, le parole ai numeri, eppure questo romanzo rappresenta, oltre che il mio esordio, di cui sono fiero, il giusto connubio tra logica e umanità, calcolo e letteratura. Non a caso, come titolo ho scelto un numero, decidendo di presentarlo nella sua “veste grafica” invece di scriverlo in cifre, quindi l’insieme di due realtà, un accordo, un equilibrio. La vera origine di tutto ciò, penso, “risieda”, e uso volontariamente questo verbo, nelle favole che mio nonno inventava per tenermi buono da piccolo, “seduto sulle sue ginocchia” davanti al fuoco d’inverno e al riparo dal sole d’estate. Pertanto l’antica narrazione orale, consuetudine, ahimè, in larga parte dimenticata, è, secondo me, la risposta più giusta alla vostra domanda!
Quando nasce l’idea e perché scrive “Undici”?
L’ispirazione dell’intero romanzo deriva da una sola parola: “sincronicità”. Questo termine fu coniato per definire due eventi che accadono simultaneamente ai quali affidare un prezioso significato, differenziandolo dallo sterile “sincronismo” che invece esclude il fattore semantico. La copertina, infatti, vuole essere l’immagine rappresentativa e semplificativa di questo concetto che, in primis, può sembrare di difficile comprensione. All’apparenza un passo di danza eseguito da due persone nello stesso momento, che si presenta come una stessa immagine ripetuta due volte, all’interno della quale scrutare la forma che ricorda per l’appunto quella di un 11, cioè l’immagine della cifra 1 ripetuta due volte. Ho cercato una storia che parlasse di questi eventi, che decifrasse Jung, l’artefice di questo pensiero, romanzata, resa più semplice e maggiormente fruibile ai più, magari anche un po’ divertente; ma non sono riuscito a trovarla. E allora dissi: «Perfetto! La scrivo io!» Ovviamente l’11 era già da prima e continua tuttora ad essere un numero per me ricorrente.
Ci parli un po’ dei personaggi fondamentali del romanzo: come sono nati e da chi o da cosa sono stati ispirati?
Sono convinto del fatto che i personaggi di “Undici” rappresentino la vera “forza” di questa narrazione, proprio perché la arricchiscono con le loro “debolezze”. Fragilità, fobie, ossessioni, segreti da custodire, ambizioni: sentimenti comuni a tutti che si intrecciano e si evolvono all’interno delle loro vite. Ho cominciato a scrivere riferendomi a Cristiano come protagonista assoluto della storia, ma in realtà, non tardi mi sono accorto che lui stesso era la sintesi della madre Katia, morta prematuramente, e che veniva influenzato dagli altri personaggi secondari, il cui spessore aumentava pagina dopo pagina. Infatti, alla fine, credo, ricoprano tutti lo stesso importante ruolo di protagonisti, seppur in misura di presenza temporale diversa. Per approfondire la loro conoscenza vi consiglio di leggere “Undici” fino alla fine!
La musica è molto presente nel suo libro, soprattutto quella di Nina Simone, a cosa è dovuta questa scelta?
La “colonna sonora” del libro (mi piace denominarla così!) è affidata principalmente a Nina Simone, una cantante e pianista degli anni 50, della quale Katia, la madre di Cristiano, nutriva una grande passione. La musica in questione varia dal soul al blues, fino anche al gospel e accompagna tutta l’opera. Viene “usata” da Cristiano in maniera quasi terapeutica per far fronte agli attacchi di malinconia nei confronti di Katia. Queste carenze affettive si manifestano in maniera violenta con sintomi e somatizzazioni importanti. Cristiano è costretto a portare sempre con sè diverse copie di cd o comunque l’iPod con la musica di Nina Simone, come farmaco e rimedio alla sua solitudine. Cristiano lo fa quindi per necessità, non per scelta, per rivivere letteralmente alcuni momenti di Katia, come i lunghi pomeriggi di pioggia in autunno, trascorsi a fumare davanti al finestrone della cucina, oppure l’ascolto rituale di Katia di un particolare tipo di musica sacra/gospel per prepararsi alla messa della Domenica. La musica, intesa come qualsiasi altra forma d’arte, innalza il suo spirito nel presente o lo accompagna in maniera armoniosa nei ricordi del passato.
Spero che, con questo mio romanzo, la musica possa essere letta oltre che ascoltata!
p.s. Un altro artista cantautore citato è Piero Ciampi con il brano “Qualcuno tornerà” che Cristiano ascolta casualmente alla radio. Cristiano prende per vero quel messaggio “qualcuno tornerà” . . . dove quel “qualcuno” è chiaramente riferito a Katia. Ma non voglio svelare di più.
Cosa contiene lo scrigno di Margaret?
Lascio la risposta ai lettori!
Quali risultati si aspetta da questo libro?
Mi auguro che le parole di questo mio primo romanzo possano appassionare i lettori e che essi possano affezionarsi ai personaggi come ho fatto io inventandoli durante l’intera stesura di “Undici”.
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