Dopo l’arresto avvenuto ieri dei presunti responsabili dell’omicidio del piccolo Cocò, a parlare sono esponenti della politica e della Chiesa, che sottolineano quanto questo risultato costituisca un reale punto di svolta alla lotta alla ‘ndrangheta, mentre si avverte la presenza dello Stato
Era stato ucciso il 16 gennaio 2014, con colpi di pistola alla testa e poi lasciato bruciare in auto, insieme a suo nonno e alla compagna di questi, il piccolo Cocò, all’anagrafe Campolongo Nicola Junior. Ieri la svolta con l’arresto di Donato Cosino e Campolongo Faustino, indagati “per omicidio premeditato e distruzione di cadavere, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività del sodalizio di matrice ‘ndranghetista degli Abbruzzese” e ritenuti dunque i presunti responsabili del triplice omicidio.

Esprimono a caldo la propria opinione, subito dopo la notizia, esponenti della politica e della Chiesa. E’ Enza Bruno Bossio, deputata del Pd, a definire l’arresto un “punto di svolta alla lotta alla ‘ndrangheta”.
“L’omicidio di Cocò – continua Enza Bruno Bossio – ha costituito una profonda rottura culturale che ha definitivamente isolato le organizzazioni criminali anche da quei ristretti settori della società dove ancora godevano di una forma, sia pur distorta, di rispetto. Dopo la barbara uccisione di Cocò, infatti, è stata definitivamente distrutta l’immagine di una criminalità organizzata che seguiva comunque una qualche forma di codice d’onore”.
“La grande messa tenuta da Papa Francesco proprio a Cassano allo Ionio – prosegue l’onorevole Bruno Bossio – durante la quale furono pronunciate le parole di scomunica dei mafiosi, è stata il punto più alto della reazione della società calabrese che oggi trova, nella brillante operazione della Dda di Catanzaro, il suo felice coronamento. Nel rivolgere un sentito ringraziamento agli inquirenti ed alle forze dell’ordine che hanno assicurato alla giustizia i presunti autori di quella barbara strage, non possiamo non guardare al futuro con la speranza che la ‘ndrangheta in Calabria possa essere sconfitta definitivamente non solo sul piano repressivo ma anche nella coscienza di alcuni settori della società”.
Anche la Chiesa dice la sua, in merito all’arresto dei presunti assassini del piccolo Cocò, e a parlare ai microfoni di “Restate Scomodi” su Radio Rai 1, è Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei,che all’epoca dei fatti era Vescovo a Cassano allo Jonio.

“E’ un momento importante per la Calabria e non solo – dice Mons. Galantino – perché frena la sfiducia montante verso le Istituzioni. Il fatto che sono state prese delle persone indicate come mandanti, dimostra concretamente che lo Stato c’è e che non è sempre vero, come si tende a pensare, che l’arroganza dei malvagi ha sempre la meglio”.
“Poi, certo, c’è l’aggravante terribile – ha aggiunto Galantino – del considerare il bambino e la donna come una sorta di scudo. Ma chiunque non abbia la mente traviata, sa che lo scudo comunque è destinato a prendersi le botte prima del corpo di chi viene protetto”.
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