Dei 47 presunti affiliati alla cosca Rango-Zingari, in 35 hanno richiesto ed ottenuto il rito abbreviato, che inizierà il prossimo 16 dicembre a Catanzaro; 12 i rinvio a giudizio

Si è chiusa ieri 4 novembre l’udienza preliminare che vede imputate 47 persone ritenuta dagli inquirenti affiliati al clan cosentino Rango-Zingari. 23 degli imputati sono accusati di reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. I capi di imputazione contestati dal titolare dell’inchiesta, dott. Pierpaolo Bruni, sono 60, tra cui estorsione, traffico di droga, ed anche quello relativo all’omicidio e all’occultamento di cadavere del boss Luca Bruni, scomparso il 3 gennaio del 2012, considerato vittima di lupara bianca, cui resti furono ritrovati lo scorso dicembre alla periferia di Castrolibero, sepolti sotto un metro di terra.
Ieri pomeriggio dunque, il Gup di Catanzaro Tiziana Macrì al termine di una nuova udienza preliminare, ha deciso i 47 rinvii a giudizio, ed ha poi accolto tutte le richieste di abbreviato, che erano state avanzate nelle precedenti udienze. Per quest’ultimi il processo si svolgerà, nell’aula bunker di Catanzaro, il prossimo 16 dicembre quando inizierà la requisitoria del pm della Dda Pierpaolo Bruni.
Per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario, invece, il Gup ha separato i due tronconi dell’inchiesta: per tutti gli altri reati il procedimento e’ stato fissato per il 9 febbraio davanti al Tribunale di Cosenza in composizione collegiale. Mentre, per il delitto del presunto reggente del clan, Luca Bruni, il procedimento prenderà il via il 18 gennaio davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Cosenza. Secondo l’accusa i responsabili dell’omicidio sarebbero Franco Abbruzzese, nel ruolo di mandante, e Maurizio Rango, Daniele Lamanna, Adolfo Foggetti ed Ettore Sottile ritenuti gli organizzatori ed esecutori dell’assassinio.
Foggetti, Rango e Sottile saranno giudicati con rito abbreviato, mentre Lamanna e Bruzzese con il rito ordinario sia per l’omicidio, che per gli altri reati.
Gli inquirenti identificano in in Maurizio Rango, il vertice della cosca Rango-Zingari, attiva tra Cosenza e Paola. Secondo l’accusa, il clan della ‘ndrangheta, controllerebbe il racket di estorsioni, e avrebbe acquisito la gestione ed il controllo di attività, appalti pubblici, nonché l’occupazione abusiva di alloggi popolari, con l’intento poi di rivenderli.
Nel processo, la Dda ha individuato 30 soggetti considerati parti offese, ma a costituirsi parte civile, al momento, sono l’associazione Antiracket e un imprenditore cosentino.
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