I dati sulle Ecomafie stilati da Legambiente sono positivi, si è registrato infatti un notevole calo dei reati. In Calabria numeri ancora alti, nella regione dominano i clan

Secondo i dati emersi i reati sono attivi al sud, prima in assoluto la Campania a seguire Sicilia, Calabria, Lazio e Puglia mentre per le regioni settentrionali troviamo la Lombardia per quanto concerne, invece, la corruzione legata a illeciti ambientali.
Nonostante Legambiente abbia registrato un calo di fatturato di quasi 3 miliardi di euro i reati non cessano. La regione Campania rientra maglia nera per l’elevato numero mentre per quanto concerne la corruzione ambientale seguono Lombardia, Lazio, Sicilia e Calabria. L’incidenza dei clan sui reati ambientali si evince dal fatto che essi dominano in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Per fortuna, anche in queste regioni è in calo il volume d’affari legato ai reati ambientali.
Dal 1° gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione ambientale. 2.666 le persone arrestate e 2.776 quelle denunciate. Il primato qui tocca alla Lombardia che conta 40 indagini, a seguire la Campania con 39, il Lazio con 38, la Sicilia 32 e ultima ma non esente la Calabria con 27 indagini.
Gli ecoreati riguardano anche il settore edile, dove la Calabria conta il 12% di edifici abusivi, seconda soltanto alla Campania che ne detiene il 18% e il settore agroalimentare. Legambiente, purtroppo, affronta anche il racket degli animali che conta 8.358 reati commessi nel 2015, un fenomeno preoccupante se si considera la crescita esponenziale avuta dal 2014: da 530 milioni a 3,3 miliardi.
L’ultimo campo analizzato è quello che riguarda i roghi, in fumo, soprattutto al sud, circa 37mila ettari la maggior parte dei quali in Campania, Lazio e Sicilia.
Vai al contenuto




