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Dario Fo

Dario Fo, il premio Nobel più amato all’estero che in Italia

Come un gioco di porte scorrevoli il mondo apprende la notizia della morte del maestro Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997, e la consegna del nuovo Nobel per la letteratura a Bob Dylan inventore del folk-rock che riceve il premio per “aver creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana”.

Uno giullare, l’altro menestrello… menti poliedriche che hanno vissuto l’Arte a tuttotondo in maniera raffinata. Dario scolpiva , Bob dipinge. Entrambi fautori di lotte sociali e entrambi vissuti in una fase in cui le reti della censura erano fitte e la repressione di idee fuori dalle righe era intensa.

Dario ora probabilmente si trova sulla soglia a “Bussare alla porta del Paradiso” come nella più famosa lirica di Bob. Una lirica che consacra il talento del menestrello americano e lo rendono il baluardo alla lotta contro ogni conflitto, il simbolo musicale del Pacifismo.

Dario Fo
Dario Fo

La sua Knockin’ on Heaven Door diventa la canzone più coverizzata : l’hanno cantata tutti da Bono Vox , Roger Waters, Guns N’Roses, Nirvana, Aerosmith, Bob Marley fino ad arrivare anche a una versione giapponese e una sarda. Paladino dei diritti sociali, lo troviamo a invocare la scarcerazione di “Hurricane” Carter a cui dedicherà un altro capolavoro della sua immensa discografia e che sarà la colonna sonora di uno dei film più belli di Spike Lee , tra l’altro suo amico fraterno.

Dario è stato amato nel mondo e forse in casa ha raccolto meno di quanto ha dato, e quello che ha dato è una serie di capolavori che gente come Artur Miller o Martin Scorsese hanno apprezzato più di quanto potessimo farlo noi.

Il ministro Brunetta con un leggero filo di verità ha dichiarato che Dario Fo non gli è mai piaciuto e non sarebbe la prima volta che il frutto della creatività venga apprezzata più all’estero che non in patria. Ricordate le critiche interne all’uscita del premio Oscar a Paolo Sorrentino per il film “ La grande bellezza” : un film che sfuggiva dai canoni narrativi cinematografici un po’ come Dario Fo che sfuggiva dai paletti imposti da mamma Rai che lo esiliò dopo sette puntate di Canzonissima in cui presentava insieme alla sua compagna per la vita Franca Rame: i suoi sketch sul malaffare , le morti bianche , nel ’62 erano troppo per una Rai bigotta che lo allontanò fino al 1977 anno in cui il suo successo divenne planetario.

Appunto Franca Rame fu per Dario oltre che una compagna di vita, una partner fondamentale per il suo percorso teatrale : Dario subì molto il rapimento e lo stupro a Franca Rame per opera dei fascisti ma, come verrà fuori, con la connivenza di organi dello Stato. L’orribile violenza non li zittisce. Lui addirittura venne arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Fonda Soccorso Rosso per sostenere detenuti politici come l’amico Sofri. Sono anni ‘pieni’. Di “casini, dolori, violenze, sgomberi, bombe nei teatri, la casa incendiata, nessuno che voleva più affittarcene a Milano, 40 processi. Noi mandavano sempre il copione per il visto di censura, ma era la pantomina a farli arrabbiare. Capitava che mimando un personaggio io lo trasformassi in un Andreotti. In una tournée raccoglievo anche 260 denunce”.

Parallelamente la sua dimensione e fama artistica cresceva e toccava il suo apice col Mistero Buffo e il suo Grammelot : il Grammelot è una sorta di linguaggio che unisce neologismi, dialetti e parole straniere.. un po’ una supercazzola Tognazziana ma più strutturata. Mistero Buffo avrà varie stesure e l’ultima quella messa in opera teatrale nell’aprile 2016 in cui vengono evocate giullarate, racconti popolari e vari vangeli apocrifi , farà arrabbiare di brutto il Vaticano.

La sua vita era il teatro nel quale riproduceva fedelmente quanto accadeva nella società “dileggiando il potere e restituendo dignità agli oppressi” , ma riusciva a dedicarsi ai suoi vari interessi come la musica: con l’amico Jannacci aveva partorito “Ho visto un re” e “Vengo anch’io”.

Jannacci era uno dei tanti amici di Milano.. rivedo spesso in Tv quella famosa tavolata composta da Dario, Giorgio, Adriano, Enzo e Antonio… bottiglia di vino e “Ho visto un re”.

In fondo anche Jannacci e Gaber furono personaggi poliedrici un po’ sopra le righe e non totalmente amati dal pubblico italiano. Dario ora potrà probabilmente riabbracciarli e ricongiungersi alla sua amata Franca perché in fondo era lui stesso a dire: “Se mi capitasse qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare”.

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