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La Calabria dice no alla violenza sulle donne: gli interventi di Boldrini, Boschi, Bindi e Oliverio

A Reggio Calabria grande partecipazione alla manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata dalla Regione, con migliaia di calabresi affiancati da politici locali e nazionali

Parole forti e sentimenti veri quelli espressi dai diversi rappresentanti delle istituzioni del Paese presenti ieri a Reggio Calabria, in occasione della manifestazione nazionale “La Calabria dice no alla violenza sulle donne”.

Reggio - La Calabria contro la violenza sulle donne
La Calabria dice no alla violenza sulle donne: gli interventi di Boldrini, Boschi, Bindi e Oliverio

In prima fila al corteo che ha percorso il lungomare Falcomatà, conosciuto come “il km più bello d’Italia”, la Presidente della Camera Laura Boldrini, il Ministro Maria Elena Boschi, la Presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi e il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.

Tra le migliaia di persone intervenute alla manifestazione, una moltitudine di giovani presenti, molti sindaci provenienti dalle varie realtà del territorio calabrese, diversi istituti scolastici giunti da tutte le provincie della regione, numerose associazioni e rappresentanti di vari enti delle istituzioni calabresi e non solo.
Un momento fortemente voluto dal Presidente Oliverio, organizzato dalla Regione Calabria a seguito dello sdegno e della sofferenza provocati dalla terribile vicenda che ha coinvolto una tredicenne di Melito Porto Salvo, sottoposta, per lungo tempo, a violenze sessuali di gruppo.

“Ho annunciato questa iniziativa il giorno stesso dell’episodio di Melito” -ha detto il Governatore della Calabria -“Non l’ho fatto perché un’iniziativa risolve il problema o rappresenta la risposta. L’ho fatto perché proprio da questa terra, la Calabria, che é afflitta da tanti problemi, sul piano economico, sociale, dei servizi, partisse un messaggio forte: mai più indifferenza, mai più girare la testa dall’altra parte. Mai più omertà. Quella che oggi è qui rappresentata è una terra che esprime valori, e innanzitutto il valore del rispetto della persona e quello dell’accoglienza. E’ proprio da questa terra deve partire un moto di ribellione, una terra che è stata sfregiata dallo stereotipo della presenza negativa della ‘ndrangheta. Il nostro messaggio è quello di una Calabria che non si piega e che vuole costruire il suo futuro.”

In questa consapevolezza civile, Oliverio ha annunciato un progetto: “Da qui partirà un programma che coinvolgerà le scuole. Perché il più grande investimento per contrastare la ‘ndrangheta e la violenza è quello culturale. Quello che è avvenuto a Melito, è un lievito che deve far crescere la nuova Calabria. Bisogna fare crescere la Calabria che vuole riscattarsi, che vuole valorizzare le sue risorse, queste bellissime risorse, che vuole valorizzare i suoi monti, il suo mare, la sua identità. Noi dobbiamo essere orgogliosi di essere calabresi, di appartenere ad una terra che ha grandi tradizioni, che ha una storia nobile, che ha una storia grande, che è fatta di riscatto”.

Nel ricordare la storia di Franca Viola, la giovane donna che per prima, negli anni ’60, dopo essere stata violentata, rifiutò il “matrimonio riparatore” adoperato, fino a quel momento, per “ricucire l’onore”, il Ministro Boschi ha evidenziato le difficoltà che, spesso, le vittime incontrano nel denunciare i loro aggressori.
“Troppo spesso si sente dire a chi ha subito una violenza che se l’è andata a cercare -ha detto il Ministro che ha aggiunto- Non esiste una donna a cui piaccia subire violenza, essere umiliata e ferita nel corpo e nell’anima.
Insieme vogliamo condividere la responsabilità di dire basta alla violenza sulle donne, ad ogni forma di violenza. Ancora oggi si dice che la donna violentata è disonorata, ma non è vero, l’onore lo perde chi violenta e non chi subisce la violenza. Anche chi è vicino alle vittime – ha continuato – spesso consiglia di non denunciare perché sarebbe vergogna, e noi dobbiamo ringraziare chi ha denunciato. E a chi pensa di farci paura noi rispondiamo che a ogni ingiuria e a ogni offesa noi replicheremo con sempre maggiore determinazione”.
La Boschi ha, poi, concluso, ricordando il ruolo fondamentale svolto dai centri antiviolenza: “Dobbiamo pensare anche alle scuole con investimenti per riaprire i centri di ascolto. Trentuno milioni saranno destinati ai centri anti violenza e liberati entro fine anno”.

Ad intervenire un’ altra donna, il Presidente della Camera Laura Boldrini che, con fermezza, ha affermato : “Oggi diciamo tre no: no alla violenza sulle donne, no alla ndrangheta e no all’indifferenza. Se lo facciamo tutti insieme, ragazzi, ragazze, società civile e istituzioni, tutto questo ha più forza. Insieme ce la faremo”. La Boldrini ha spiegato come la manifestazione calabrese sia “un segnale importante perché a Melito è accaduto qualcosa di inaccettabile ai danni di una bambina. La violenza sulle donne non è un fatto privato ma una violazione dei diritti umani. E lo Stato – ha continuato – ci deve essere. Il territorio si sta ribellando e noi non possiamo lasciarlo solo. Sarà ancora più importante – ha concluso-investire a livello regionale sui centri antiviolenza e sulle case rifugio in modo che le donne abbiano un’alternativa”.

Lunghi applausi per Rosy Bindi, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, che è così intervenuta, nell’ambito della manifestazione a Reggio: “Siamo qui per ricordare una bambina, che è stata privata anche del diritto ad usare il suo nome, a stare a casa sua, alla quale è stata rubata forse la parte più bella della vita, perché era una bambina quando ha subito violenza e ancora non è una donna. Siamo qui per stringerci intorno a lei, per dirle che il nostro impegno è per riscattare quello che subito ma anche per onorare il suo coraggio e la sua forza. Quello che ha subito la rende simile, vicina, a quei due milioni e 300 mila donne che ogni anno in Italia, pur avendo meno di 16 anni, subiscono violenza. Ma siamo qui anche – ha aggiunto la Bindi – a dire che non possiamo ignorare, nascondere, derubricare quello che è accaduto a un caso di violenza sulle donne senza ignorare il contesto nel quale questo è avvenuto. Non ce lo nascondiamo. Non se lo nasconda la Calabria, non se lo nasconda l’Italia. Sarebbe assurdo – ha continuato – affermare che la violenza sulle donne è una violenza mafiosa, ma non possiamo ignorare che la violenza che è stata perpetrata su questa bambina è stata possibile anche perché è maturata in un contesto di forte condizionamento mafioso, di forte condizionamento da parte della ‘ndrangheta”.

La Bindi ha concluso dicendo che chi è vittima di violenza non può essere considerata “come dice qualcuno una ‘Maddalena’ e anche in questo caso” afferma la Bindi “ricordiamo le parole del Vangelo, a lei riferite, da parte di Chi sta sopra di noi: Vedi questa donna? Sono venuto in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e con i capelli li ha asciugati. Tu non mi hai dato il bacio; lei invece da quando sono qui non ha ancora smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, lei invece mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato. Colui invece al quale si perdona poco, ama poco”.

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