E’ un lapidario no, la risposta del ministero dei Beni Culturali sul finanziamento pubblico da dedicare al tesoro di Alarico

Il no arriva in seguito alla poca attendibilità della cosa, l’unica traccia attendibile alla sepoltura del re dei Goti in Calabria è la testimonianza di Jordanes che a 150 anni dalla morte, riprende quanto scritto da Cassiodoro. Troppo poco per dare il via agli scavi secondo la comunità scientifica.
Dunque rammarico per il primo cittadino cosentino Mario Occhiuto, al quale non è andata giù la bocciatura. Con una lettera durissima, il direttore generale del ministero dei Beni culturali, Caterina Bon Valsassina, ha intimato l’immediato stop a qualsiasi forma di collaborazione, invitando il soprintendente Pagano a dedicarsi a ben altre attività, come una relazione sulla “situazione dei beni architettonici, storico- artistici e paesaggistici del territorio di competenza”.
Il primo cittadino aveva sigillato anche un progetto amministrativo con il soprintendente dei beni culturali di Cosenza, Mario Pagano che qualche mese da ha firmato una convenzione in una nuova compagnia di scavi.
Il declino del progetto, che Occhiuto valuta dal 2012, non è che un primo ostacolo perché il Sindaco è ben disposto a lavorare agli scavi e che valuta l’intoppo come un vero e proprio complotto, ha dichiarato infatti “si stia tentando di inquinare in modo surrettizio una progettualità tanto ambiziosa, sulla base di interesse politico di infimo livello, nonché sulla base di ottusità divulgate da una minoritaria parte di un mondo accademico”.
Il sottosegretario ai Beni culturali Dorina Bianchi inoltre ha pubblicamente auspicato che “la ricerca della tomba del re dei Goti di Alarico diventi un progetto sperimentale e innovativo per l’analisi capillare del territorio”. Ora non resta che attendere la decisione di Franceschini.
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