I ricercatori del DIMES dell’Università della Calabria, in particolare l’ingegner Domenico Talia, hanno elaborato un sistema di previsione per i ritardi aerei

Il primo dataset riguarda 30 milioni di voli, tenendo presente aeroporto di partenza, d’arrivo, l’orario stabilito per il decollo del volo e quello effettivo dell’atterraggio. Il secondo gruppo di informazioni riguarda invece le condizioni meteorologiche nell’aeroporto lasciato e in quello in cui si sono spenti i motori. Il summit di informazioni presi in esame sono state poi analizzate, grazie a una popolare tecnica di apprendimento automatico, chiamata random forest, e degli algoritmi paralleli eseguiti su una piattaforma cloud, utilizzata per fare i calcoli necessari molto più rapidamente.
Lo studio per predire i ritardi aerei, dunque, nasce in Calabria, grazie alla sinergia dei ricercatori italiani del DIMES e della startup Dtok Lab, i quali, come dichiara Repubblica.it, sono riusciti a mettere a punto un sistema in grado di predire possibili ritardi aerei, quei ritardi che quotidianamente coinvolgono persone e casse statali.
Si tratta di un sistema che ha un’accuratezza pari al 74,2% per i ritardi di quindici minuti e dell’85,8% per quelli di sessanta. A inorgoglire in Bel Paese è anche il fatto che si tratta del risultato migliore ottenuto dai vari sistemi elaborati fino ad ora, compreso uno sviluppato dal Massachusetts Institute of Technology che si concentra esclusivamente sulle 24 ore.
“La nostra idea di partenza – prosegue l’ing. Domenico Talia – è che predire i ritardi con largo anticipo può avere dei grandi benefici sia per chi gestisce le tratte aeree, sia per gli aeroporti che per gli stessi viaggiatori: questi ultimi potrebbero, per esempio, scegliere i voli che hanno meno probabilità di fare ritardo, oppure andare a vedere che cosa è successo in passato su una determinata tratta e, quindi, capire che cosa potrebbe capitare anche a loro”.
“È un buon lavoro sia da un punto di vista tecnico sia per quel che riguarda l’esposizione della metodologia utilizzata e i risultati ottenuti – commenta Alessandro Bessi, ricercatore presso l’Information Science Institute della University of Southern California su Repubblica – ma può ancora migliorare, fino a veder ridurre ulteriormente quella già bassa percentuale d’incertezza. Potrebbe includere una previsione sulle condizioni meteorologiche anche durante il volo e non solo quelle all’aeroporto di partenza e di arrivo. Certo, non è semplice, specialmente sulle tratte lunghe, ma un’informazione del genere sarebbe in grado di migliorare sensibilmente il modello”.
Vai al contenuto




