Sabato al “S.Vito Marulla” un match che si preannuncia avvincente, ma anche la sfida tra i fantasisti di Cosenza e Matera
Portano sulle spalle il numero più ambito, quello che ogni calciatore sogna di vedere stampato sulla propria maglietta. Seppure in una categoria non di primissimo livello come la Lega Pro il numero 10 ha sempre il suo fascino e nella maggior parte dei casi è affidato all’elemento di maggior classe della rosa. Sarà così anche in Cosenza-Matera, sia nell’undici di casa che in quello ospite la casacca tanto prestigiosa è di proprietà di due giocatori diversi per alcune caratteristiche ma simili per la fantasia di cui sono dotati.

RINATO Nel primo anno delle magliette personalizzate in Lega Pro il Cosenza ha deciso di consegnare il suo “diez” a Giovanni Cavallaro. Arrivato in riva al Crati un anno fa di questi tempi, in pieno mercato di riparazione, l’attaccante siciliano, per colpe non solo sue, non è mai riuscito veramente a fare vedere di che pasta è fatto. Calciatore dalla buona tecnica e col dribbling in canna Cavallaro ha pagato lo scarso affiatamento con l’ex tecnico Roselli e il tribolato rapporto con una fetta della tifoseria rossoblu. Qualche sporadico sprazzo della sua classe, oscurato da tanti momenti di buio e troppi passi falsi. C’è però un precedente benaugurante che risale alla passata stagione, la partita è Cosenza-Benevento e in quell’occasione il fantasista inflisse un dispiacere all’attuale coach dei lucani Auteri, allora alla guida dei sanniti, segnando la rete del momentaneo vantaggio dei silani.
Per troppo tempo ha pagato lo scotto del rigore sbagliato nei minuti finali del match tra Cosenza e Paganese, quel penalty mandato alle stelle segnò l’addio ai sogni di gloria della squadra rossoblu. Lo cantava anche Francesco De Gregori: “non è da questi particolari che si giudica un giocatore“. Succede però spesso che un semplice tiro dal dischetto possa condizionare le sorti di un calciatore, soprattutto se la storia si ripete. Pochi mesi fa un altro errore madornale, questa volta causa l’eliminazione del Cosenza dalla Coppa Italia di categoria, dopo la partita col Taranto durata 120 minuti e conclusa con i tiri dal dischetto. Il rigore di Cavallaro è tirato con troppa sufficienza e il portiere ionico Maurantonio non deve far altro che respingerlo. Uno scherzo del destino per uno che nella sua carriera è sempre stato un cecchino infallibile dagli undici metri.
Dopo l’ennesimo errore Cavallaro ripiomba nell’anonimato della panchina fino a poche settimane fa, quando il suo ingresso in campo nel derby contro il Catanzaro ravviva l’apatico attacco dei lupi. L’esonero di Roselli e la conferma di De Angelis gli restituiscono nuova linfa, parte titolare a Taranto ed è uno dei migliori in campo. La sua avventura a Cosenza, a 34 anni suonati, potrebbe ripartire da qui, con nuove e più incoraggianti prospettive.

PRODOTTO DEL VIVAIO DEL BARI Nicola Strambelli, classe ’88, è pugliese purosangue, e proprio nella sua regione natìa si è svolta la quasi totalità del suo curriculum calcistico. Il settore giovanile nelle fila del Bari, squadra con cui riesce ad esordire anche in Serie A prima di ripartire dal basso. Si trasferisce ad Andria, con la Fidelis consegue la doppia promozione dall’Eccellenza alla Lega Pro. Dopo la consacrazione tra i professionisti il salto nella squadra che conta. L’ambizioso tecnico Gaetano Auteri, appena sbarcato a Matera, mette gli occhi su di lui e lo chiama a far parte della sua corazzata, obiettivo dichiarato è la promozione in Serie B. Dopo un inizio altalenante i lucani mettono la quinta e collezionano un risultato positivo dopo l’altro a suon di gol e spettacolo. Strambelli diventa uno dei punti di forza della squadra, estro e fantasia al servizio di una compagine che con le ultime operazioni di mercato del patron Colummella punta dritto alla vittoria finale.
Da buon barese doc il numero 10 biancazzurro individua nel Lecce la sua vittima preferita. Ai salentini ha regalato diversi dolori e, memore del passato, si ripete nel match disputato a Dicembre al “Via del Mare“. Lecce annientato con un pesantissimo 0-3, è proprio di Strambelli la terza rete che affossa definitivamente la squadra di Padalino. Non un gol qualsiasi ma una prodezza balistica da far spellare le mani. Di questo è capace il talentuoso fantasista pugliese, la difesa rossoblu è avvertita. La parola d’ordine è costruire intorno a lui una gabbia che limiti le sue giocate e la sua pericolosità sulla tre quarti.
Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.
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