“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio.” (Jorge Luis Borges)
“Signore e signori è fatta!”

Il Cosenza ha stravinto, convinto e giocato (finalmente) da squadra autoritaria in un campo ostico come il “Cibali” di Catania ed ora può benissimo tornare a cincischiare e a far deprimere i propri tifosi! Suvvia, non si deve indugiare nell’errore di poter ottenere da questo gruppo continuità mentale e di prestazioni! Il Cosenza ha in organico giocatori di categoria superiore che sabato hanno dimostrato di poter vincere e giocare in un certo modo. Dopo lo svolgimento del loro compitino e della piccola prova di forza, i calciatori possono/devono rilassare le loro menti e non pensare a quei brutti ed ingiusti voti in pagella dati dopo prestazioni raccapriccianti. A Catania hanno dimostrato di essere forti quando vogliono ed ora, come lo studente che non studia per tutto l’anno ma che riesce a prendere 8 in un’unica interrogazione, possono tornare a cullarsi tra le braccia di Morfeo il tessitore di sogni.
Ma c’è di più! Ora che i lupi hanno portato a termine con successo un’impresa titanica, sarebbe controproducente insistere sulla scia dell’intensità e della continuità dei risultati anche perché all’aggancio della sesta posizione in classifica conseguono i necessari e doverosi calcoli per cercare di affrontare nel primo turno dei play off tra le mura amiche (o nemiche?) la squadra più abbordabile possibile, con la prospettiva di giocarsi il successivo doppio confronto contro una squadra “non troppo corazzata” degli altri gironi (come se il passaggio del primo turno a gara unica fosse un automatismo, una pura formalità per una squadra forte mentalmente e moralmente come questo Cosenza!).
“Dunque, vediamo…vittoria interna contro l’Akragas, pareggino a Messina e per finire vittoria in casa contro il già presumibilmente promosso Foggia, si chiude la stagione a 58 punti, ossia sesto o quinto posto in graduatoria e ai play off tutto può succedere. Ricordiamoci cosa hanno combinato il Pisa lo scorso anno e, soprattutto, il Como (il modello a cui il presidente Guarascio si ispira) due anni fa. Nessuno avrebbe puntato un centesimo sulla promozione di queste due squadre e invece…”. Ma davvero i tifosi possono fare simili calcoli non tenendo conto del fatto che il Cosenza di questa stagione è una squadra così pazza, altalenante e bipolare da passare nel giro di sette giorni ad essere capace di vincere d’imperio a Monopoli o a Catania e di toppare clamorosamente delle sfide importantissime in casa sfoderando prestazioni abuliche inspiegabili e spesso imbarazzanti? Il campionato del Cosenza, arrivati a tre gare dalla sua conclusione, è stato come un’altalena di emozioni e di prestazioni che, inevitabilmente, hanno inciso positivamente o negativamente sul morale dell’ambiente rossoblù.
Troppe volte si è sperato nel tanto atteso filotto di prestazioni vincenti necessarie per fare il salto di qualità nell’ambito di un campionato, onestamente, così mediocre e lento da aspettare ancora oggi nelle primissime posizioni di classifica una squadra “iper-discontinua” come il Cosenza. La sfida insidiosissima in terra etnea ha fornito però una inscalfibile certezza: se i giocatori hanno voglia possono vincere contro chiunque e su qualunque campo, viceversa riescono a racimolare soltanto figuracce. Al “Cibali” è andato di scena il “trionfo della volontà” (non il celebre film di propaganda nazista del 1935 diretto da Leni Riefenstahl) perché la differenza tra le squadre in campo, entrambe con simili problemi mentali e morali, l’ha fatta la voglia.

La partita disputata in Sicilia forse ha rappresentato la più bella prestazione dei lupi in questo campionato ma, onestamente, questo ha fatto anche arrabbiare oltre a non aver fugato i dubbi in ordine alla sua utilità futura per questa squadra. Qual è il vero volto del Cosenza? Ci si può fidare di questi giocatori? Negli ultimi turni di campionato, ad iniziare dalla prossima partita casalinga, cosa si vedrà in campo? E in ottica play off, che formano un ulteriore torneo che può essere affrontato per bene (non da comparsa) soltanto con una completa e lineare continuità psico-fisica per tutte le partite di cui si compone, cosa ci si deve aspettare da questo “pazzo” Cosenza?
Come si suol dire “una rondine non fa primavera”. Se i giocatori non chiuderanno il campionato con la voglia di vincere, di giocare da squadra e di regalare un qualcosa di importante alla tifoseria, la vittoria di Catania rimarrà soltanto “un’interrogazione andata molto bene” ma che non eviterà la bocciatura finale perché ai play off si riuscirà ad essere competitivi solo se si avranno valori come la stabilità, la diligenza e la concretezza.
Al bando i calcoli, il Cosenza deve dimostrare di essere una squadra vera entrando sempre in campo per vincere. Lo deve al suo popolo e ai piccoli lupacchiotti che nel vedere le disfatte casalinghe dei propri beniamini hanno versato troppe lacrime.
Federico Perri, libero pensatore.
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