Lutto cittadino per la morte di Antonio Noce, Roberto Golia e Serafina Speranza, venerdì scorso, rimasti intrappolati nell’abitazione colpita da un incendio a Cosenza, nel centro storico, ma intanto montano le polemiche, per le tre vittime ma anche per la distruzione di 8 pergamene originali del ‘400 scritte in gotico
Spento il fuoco che in un colpo solo ha causato la morte dei tre malcapitati residenti nel centro storico di Cosenza e la distruzione di testi storici tra cui l’opera originale del “De rerum natura” di Bernardino Telesio, si è alzato inevitabilmente il polverone intorno alle cause che hanno scatenato l’immane tragedia.

Il sindaco della città dei bruzi Mario Occhiuto ha proclamato il lutto cittadino per oggi lunedì 21 agosto. “Cosenza piange, affranta, Serafina, Roberto e Antonio, suoi cittadini sfortunati scomparsi tragicamente. Ci stringiamo tutti nel dolore – afferma il Sindaco – adesso è il momento del silenzio e del rispetto della morte”.
Ma nelle scorse ore, si sono subito innescate diverse polemiche: alcuni esponenti del PD locale, tra cui Carlo Guccione e Enza Bruno Bossio, si sono premurati di indire in fretta una conferenza stampa per denunciare lo stato d’abbandono in cui versa la parte vecchia della città, lanciando un allarme sulle diverse situazioni di disagio sociale esistenti in zona.
Un’idea non troppo illuminante quella di puntare il dito contro la fazione politica avversa, a poche ore di distanza dall’evento, che ha fatto gridare a molti allo sciacallaggio e rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol. Si è dato così inizio allo stucchevole gioco, usuale in casi del genere, dello scaricabarile delle colpe, eventuali e presunte.
Il degrado in cui i tre, morti carbonizzati nel rogo della propria abitazione, vivevano è cosa vecchia: una situazione difficile di cui venire a capo, come dimostrato dai video e dalle foto postati su Facebook dallo stesso primo cittadino, in cui si vedono all’opera forze dell’ordine e operatori ecologici che tentano disperatamente di entrare nell’abitazione per attuare un’operazione di messa in sicurezza dello stabile, onde scontrarsi con la fermezza dei residenti, da tempo ostili a questo intervento.
Il nucleo occupava l’appartamento da circa 30 anni: ciò vuol dire che anche la precedente amministrazione, di marca centrosinistra, ha avuto a che fare con la spinosa questione e non è riuscita a cavare un ragno dal buco. Diverso, e allo stesso tempo complicato, è il discorso relativo alla tutela di opere storiche che avrebbero dovuto essere oggetto di maggiore protezione da parte dei beni culturali e di chi di dovere.
A chi compete la catalogazione di testi rari come quelli andati in fumo dell’incendio divampato sabato pomeriggio? Perché in altre realtà, anche storicamente meno importanti di Cosenza, vengono allestiti musei su musei per mettere in mostra oggetti e reperti di valenza culturale inferiore e nella nostra amata ma bistrattata terra non si riesce a valorizzare tesori di inestimabile valore lasciandoli addirittura marcire nel fuoco?
A queste domande qualcuno dovrebbe dare una risposta, ma ci stiamo amaramente abituando ad un silenzio e, come detto in precedenza, ad un’attribuzione delle colpe reciproche che, come sempre, lascerà il mistero irrisolto.
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