Liquidato l’ormai ex tecnico Fontana, si sta consumando in queste ore la liturgia delle consultazioni alla Corte del Presidente “assoluto”
Esonerato Fontana è iniziata la fase della scelta del suo successore sulla panchina rossoblu nell’ambito della quale assoluto protagonista è il presidente Guarascio. Come ormai consuetudine, egli predilige curare e decidere personalmente in ordine ad ogni aspetto della sua creatura.

Se penso a quello che le cronache live narrano e chiudo gli occhi immagino un Guarascio che indossa le vesti del Re di Francia di Ancien regime, accentratore e decisore ultimo (in buona sostanza, unico). Probabilmente come giusto che sia, tutto passa dal suo attento e parsimonioso vaglio. Il valzer delle consultazioni finalizzate all’investitura del nuovo soggetto che siederà sulla panchina silana non può non svolgersi alla Corte presidenziale. In questo momento la scelta del nuovo tecnico dei lupi è troppo importante per lasciare troppi margini decisionali al d.s. Trinchera, il quale ha avuto già la sua chance in questo senso portando a Cosenza l’allenatore appena esonerato. Come a dire: “Trinchera hai avuto la tua opportunità, hai fallito e adesso decido io”.
Non so sinceramente se questo metodo sia giusto o sbagliato ma, verosimilmente, tendere a sovrapporre le scelte di business alla scelte tecniche sembra quantomeno un azzardo. In fondo, almeno un minimo di divisione dei compiti anche nelle strutture verticistiche conduce all’efficienza. Potenzialmente idoneo a creare inefficienza, oltre che malumori nella piazza, è per converso la tendenza ad accentrare in capo ad un solo soggetto il potere decisionale esautorando ipso facto i collaboratori deputati alla gestione delle vicende tecnico-sportive. Se da un lato rimango convinto che le scelte economico-finanziarie che spettano alla proprietà non debbano essere sottoposte al sindacato dei tifosi, dall’altro lato non posso non osservare che, probabilmente, la difformità di vedute tra il presidente Guarascio ed il d.s. Trinchera per quanto concerne la scelta della nuova guida tecnica ha dato inizio ad un braccio di ferro tra i due che si sta risolvendo in favore del primo.
Sempre le cronache che descrivono questo momento delicato per il futuro del Cosenza ci dicono che mentre Trinchera vorrebbe affidarsi ad un allenatore esperto e navigato (Braglia), capace di normalizzare la tribolata e difficile situazione tecnica ma che ovviamente nutre determinate pretese (mercato top nella finestra di gennaio nell’ambito di una cornice progettuale seriamente ambiziosa che si sviluppi in due anni), Guarascio sembrerebbe orientato verso una figura meno esperta e pretenziosa che appare l’ennesima scommessa di una stagione che necessita adesso di sicurezze e di un livello di alea non eccedente la normalità.
Preciso che chiunque verrà designato come nuovo allenatore del Cosenza dovrà incassare il sostegno di tutto l’ambiente rossoblu poiché soltanto così si potrà rimettere in carreggiata il nostro Cosenza e liberarlo dalle insicurezze e dalle paure che fino ad ora lo hanno reso così fragile e confusionario. Ci sarà comunque da riprendere una stagione che ancora può vederci protagonisti di un qualcosa di importante e quindi servirà il supporto di tutti coloro i quali vogliono il bene del Cosenza.

È però innegabile che, seppur nell’ambito di una doverosa insindacabilità delle scelte di business operate dalla proprietà, la crescita del Cosenza passa anche dal superamento effettivo della dimensione verticistica della società nel rispetto dei compiti attribuiti ad ogni suo componente. Non dimentichiamoci che un presidente di calcio oltre all’utile individuale (minimizzazione dei costi e massimizzazione dei profitti) deve anche perseguire l’utile sociale, cioè della tifoseria e della città che egli è chiamato a rappresentare. Allora, passo necessario per tendere alla realizzazione di questa funzione sociale è la demolizione del sistema di Ancien regime per edificare un ben più moderno sistema fondato sulla separazione e sul rispetto delle reciproche competenze e sulla condivisione delle scelte, entro i limiti delle linee guida dettate dalla proprietà. Affermare che il Cosenza è del popolo rossoblu non è mica una frase fatta perché il calcio senza la passione popolare è un non senso, destinato a morire.
Federico Perri, libero pensatore.
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