Recitava il vecchio slogan di un programma televisivo: “la sai l’ultima”? Ma certo. Siamo tutte orecchie. Tremate, perché questa è bella!
Se avete saggiamente trascorso svariati anni della vita tra le “sudate carte” della vostra amica scrivania come un illustre poeta ottocentesco della nostra letteratura, sappiate che, comunque, non valete molto agli occhi del mondo.

E sì, perché, nonostante gli sforzi sui libri, le rinunce al calcetto, alle serate il fine settimana, i sacrifici compiuti per pagarvi la rata dell’università al fine di raggiungere il famoso “pezzo di carta”, probabilmente avete raggiunto risultati poco ragguardevoli e non siete neppure un granché competenti. O almeno, non quanto basta.
Questo è quanto, in sostanza, si evince dall’indagine condotta dall’OCSE sui laureati italiani. Poco preparati, in coda rispetto agli standard europei, con competenze nettamente inferiori alle mansioni svolte.
Secondo l’indagine condotta dall’OCSE, inoltre, solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni sarebbe in possesso dell’ambito “pezzo di carta” e, peraltro, con risultati poco ragguardevoli.
“Promossa” ma con l’inutile sufficienza, per l’Italia, pare configurarsi una vera e propria beffa: anni di logiche politiche promotrici del valore dell’alta formazione per poi avere un dislivello imperante tra nord e sud per quanto riguarda le performance studentesche.
In particolare, sono le regioni meridionali a fare da fanalino di coda: estremo il divario tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania che sarebbero addirittura un anno scolastico indietro.
Una situazione davvero infelice e per alcuni tratti paradossale che apre un ventaglio di riflessioni su come le politiche abbiano l’obbligo morale e sociale oggi più che mai di imporre un sistema di formazione che non sia solo incline alle pretesa ma specialmente alla competenza adeguata all’offerta lavorativa.
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