La paura fa 90 o la paura per 90? Intesi come i minuti che hanno permesso al Cosenza di battere il Bisceglie mettendo fine a un’astinenza che durava da 5 mesi e vedeva i rossoblu mai vittoriosi al “S.Vito Marulla”. La paura che si legge ancora negli occhi, o meglio nei piedi, dei calciatori silani ad ogni singolo tocco di palla, anche quello apparentemente più semplice.
È una squadra fragile, che fatica terribilmente a trovare fiducia nelle proprie capacità e deve affrontare banchi di prova più impegnativi per definirsi guarita. L’avversario dell’ultimo turno si è rivelato impalpabile, il prossimo (la capolista Lecce) sarà a dir poco ostico. Bisognava pur partire da un risultato positivo, scrollarsi di dosso il primo macigno e abbandonare quello scomodissimo ultimo posto in graduatoria. È stato fatto e questo, nella politica dei piccoli passi, è già un inizio incoraggiante. Per le vittorie convincenti e l’autostima campeggia ancora il cartello “work in progress”.
Piero Braglia, allenatore vecchia maniera, nonché uomo di poche parole, ci tiene a ribadire il suo mantra: stare zitti e lavorare. Non sprizza gioia da tutti i pori ma è più soddisfatto del solito: “La squadra comincia ad assimilare la giusta mentalità”, così ha commentato nell’immediato post partita. Difficile dargli torto, perché nei secondi 45 minuti il suo Cosenza ha messo sul campo la giusta dose di cattiveria agonistica necessaria per portare a casa la pagnotta.

Le note dolenti però sono quelle della prima frazione di gioco e qui siamo alle solite: approccio molle, insicurezza cronica e il classico difetto di fabbrica che riemerge puntualmente in occasione dei calci piazzati. A beneficiarne sabato è stato il capitano dei neroazzurro stellati Petta: un gioco da ragazzi per lui svettare indisturbato nell’area di rigore e, con la giusta dose di fortuna, mandare la sfera a dare un bacio al palo prima di adagiarsi in fondo al sacco. Scagionato da eventuali responsabilità il buon Saracco, chiamato a non far rimpiangere il titolare Perina (quello dei tempi migliori). Peccato che neanche lui, reattivo su una conclusione velenosa di Risoli nel primo tempo, sia riuscito a mantenere la porta inviolata.
Di meccanismi da oliare e difetti da correggere ce ne sono ancora a iosa. Ma, oltre ai tre punti, da dove ripartire per guardare al futuro con fiducia e ottimismo? Dalla incoraggiante prestazione di Statella (ora si che ti riconosciamo), dalle geometrie di Loviso e dal numero 7, una garanzia, una sentenza, il migliore quando si vince, l’unico a salvarsi quando si perde: Domenico Mungo, lui la paura non sa nemmeno dove sia di casa.
Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.
Immagine di copertina dell’articolo Mannarino.
Vai al contenuto




