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Il Cosenza che non supera il Rende: ma ‘ndo vai (se l’attacco non ce l’hai)?

Una sconfitta al “Marco Lorenzon” sarebbe stata vissuta come una disfatta epocale, ma solo per la differenza di blasone che esiste tra le due compagini e non per i valori mostrati sul campo fino al diciassettesimo turno di campionato andato in scena ieri.

Il derby tra Rende e Cosenza è terminato con un nulla di fatto, il punto però soddisfa più l’ambiente biancorosso che quello rossoblu. Subito dopo la fine del match sono arrivati i fischi da parte della tifoseria organizzata (ospite ma solo sulla carta), coloratissima e rumorosa sia in curva che nella tribuna laterale scoperta. Disapprovazione ingenerosa se riferita alla singola prestazione dei silani sul campo, perché l’undici schierato da mister Braglia non ha lesinato impegno e applicazione. Due occasioni sprecate malamente: la sforbiciata di Mungo nella prima frazione e la spizzata di Mendicino a tempo quasi scaduto. Altre gestite con scarsa scaltrezza come la ripartenza capitata sui piedi poco educati di Calamai. Altre ancora gettate via con troppa approssimazione e immotivata fretta come le conclusioni del sempre più asfittico Baclet.

94': Mendicino manda al lato da due passi (photo IlCosenza.it)
94′: Mendicino manda al lato da due passi (photo IlCosenza.it)

Il derby del Campagnano ha evidenziato ancora una volta in maniera lampante le pecche di questa squadra: se Mungo, l’unico in grado di accendere la luce e di regalare un minimo di imprevedibilità, non è in giornata, tutto diventa inutilmente piatto e la speranza di prevalere sull’avversario è riposta esclusivamente sugli sviluppi positivi dei calci piazzati. Così succede che Pascali, grazie alla sua abilità aerea sulle palle da fermo, in soli 11 minuti abbia impensierito gli avversari più di Baclet e Mendicino in tutto l’arco del match. E ora che proprio di Domenico Mungo si dovrà fare a meno fino a fine 2017 a causa dello stiramento al ginocchio accusato ieri, la necessità è inventarsi qualcosa di diverso.

Se si vuole guardare una faccia della medaglia sono 225 i giri di lancette senza subire reti: Perina non è stato mai chiamato in causa dagli attaccanti rendesi, Pasqualoni ha mostrato sicurezza nei suoi interventi, Idda deve ritenersi fortunato per non aver pagato dazio in occasione di alcune cappellate di troppo, Dermaku ha giocato da leader ma il Rende, c’è da dirlo, si è mostrato davvero poca roba, e in ultimo una menzione particolare per il lottatore e capitano Angelo Corsi, che ha annullato il temibile Blaze.

Se invece si cambia il verso sono 180 i minuti in bianco, con le polveri bagnate: 12 gol in 16 partite rappresentano una media da bassa classifica, non a caso la squadra di Braglia è staccata di soli 2 punti dalla zona playout. Peccato, perché visto il mediocre livello del campionato di serie C, con un pizzico di qualità in più i lupi avrebbero potuto regalare maggiori soddisfazioni ai propri tifosi. E invece il Cosenza ristagna, annaspa, e si dimostra per l’ennesima volta una tremenda incompiuta.

Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.

Immagine di copertina dell’articolo Mannarino.

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