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Mister ci mancano le ali ma…. (di Antonio Pallo)

Partiamo da un assunto, se alla fine del primo tempo ci fossimo trovati in vantaggio sugli aretusei nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo, anzi la squadra di Braglia ha messo alle corde un Siracusa di “trapattoniana” memoria che ha pensato solo a non prenderle, mettendo in campo, molto bene, tanta fisicità ritmo e arrembante voglia di vincere.

Fatto sta che poi, nell’intero secondo tempo, complice il terreno di gioco e anche un arbitraggio non sempre impeccabile, il Cosenza si è schiantato contro il muro siciliano non trovando mai sbocchi alla manovra divenuta nel mentre lenta e maggiormente prevedibile. Per capire i perché di questa prestazione, che comunque ha lasciato buonissime sensazioni ai pochi ed infreddoliti spettatori presenti, basta rifarsi, senza troppi giri di parole, alle dichiarazioni post gara dello stesso Braglia il quale, intellettualmente onesto e lucido come sempre, ha indicato nella mancanza di intraprendenza tecnica e tattica di alcuni suoi elementi la chiave di interpretazione della partita.

Baclet svetta di testa (photo IlCosenza.it)
Baclet svetta di testa (photo IlCosenza.it)

“Mister ci mancano le ali”, recitava un noto spot pubblicitario di un energy drink, ed in effetti questo Cosenza appare proprio privo di quei guizzi che, durante partite ostiche e blindate come queste, possono e devono costituire le chiavi per aprirle e condurle dalla nostra parte. Certo esaminando la rosa attualmente a disposizione del tecnico silano è lecito chiedersi chi può e deve sostenere tale onere: di certo Tutino, scugnizzo che da novello Insigne della prima ora si è trasformato ora in emulo di Dybala per posizione e compiti in campo, ma il ragazzo a volte pecca di “nascondismo” e esce dalla partita in cerca di non si sa cosa (difetti di gioventù comprensibili); anche l’ottimo Bruccini (ma che bella partita la sua!!!) che però è interno di centrocampo che magari, e lo si è visto, potrebbe fare tanto male soprattutto nell’inserimento da dietro; magari Mungo che ancora a pieno regime non è e che, lo diciamo sottovoce, forse in questo momento è il vero problema tattico del Cosenza vista la sua indispensabilità tecnico/tattica e visti, al contempo, gli equilibri che senza di lui la squadra ha trovato (ma non per sua colpa si badi bene); allora forse il riferimento è rivolto essenzialmente ai presidii di fascia D’Orazio e Corsi….

Ma allora, se così è, una domanda sorge spontanea: sono i nostri laterali di fascia in grado di saltare l’uomo e così arrivare sul fondo per porgere assist succulenti al buon Perez e a chi ha forza e voglia di proporsi? Eh si, perché essenzialmente l’ultimo piccolo ma decisivo tassello che è rimasto da incastrare in questo affascinante mosaico a firma Braglia è proprio il gol. Quel gol che fatichiamo, se costretti a costruire come ieri, a trovare con palle limpide vuoi perché i nostri, come dice Braglia, non riescono a saltare l’uomo e creare superiorità numerica, ma anche e soprattutto perché, come naturale conseguenza, il nostro centravanti (Baclet, Perez, Mendicino, Okereke fate voi) è sempre, per questa via, costretto a vedere la porta con le spalle e quasi mai con la fronte.

Tommaso D'Orazio (photo Mannarino)
Tommaso D’Orazio (photo Mannarino)

Allora, perché per ogni affermazione, ahinoi, si creano sempre i presupposti per altre considerazioni, che in parte avevamo già tracciato settimana scorsa, come mai in questo mercato invernale non si è pensato, soprattutto a destra, di recuperare un elemento in grado di dare un’alternativa al generoso Corsi? O, cosa certamente più stimolante e fattibile, non sarebbe magari il caso di tentare, vista la ormai consolidata raggiunta tenuta mentale della squadra, qualche piccola variazione di modulo in grado di dare qualcosina in più sul punto?

Come sempre il nostro toscanaccio condottiero troverà la soluzione migliore ma forse una parte di quel tesoretto realizzato sul fronte ingaggi (a proposito piccola tiratina d’orecchie al nostro caro Presidente…il risparmio è evidente e come!!!) lo si poteva reinvestire, magari senza esagerare, per carità, ma giusto per non dover ripetersi sempre quel vecchio adagio “s’avia l’assi i mazza avia vintu a partita”… Come sempre ai posteri la sentenza e per ora “forza lupi ca su finiti i tiempi cupi”.

Immagine di copertina dell’articolo Mannarino.

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