Il derby contro il Catanzaro non ha fatto altro che confermare quanto già da tempo dicevamo e non può che, per l’ennesima volta, che parlarsi di normalità.
Inutile nascondere che, proprio perché si trattava di una partita diversa dalle altre, ci aspettavamo una diversa rappresentazione della realtà alla quale, ormai anche stancamente, ci eravamo abituati ad assistere. Giù la maschera, questo Cosenza è una squadra a metà: dalla cintola in giù, fatta eccezione per qualche interprete sinceramente inguardabile, è squadra magistrale capace di fermare qualsivoglia attacco avversario, ma dalla cintola in su la rosa costruita dal Trinchera è di una pochezza disarmante.

La sequenza Castellamare di Stabia/Catanzaro ha ancora una volta confermato quanto abbiamo più volte scritto: se qualcuno non ricorda, qualche settimana fa si alludeva ad un fantomatico binomio (Iocolano/Melara) che, al di là dei nomi, possiamo indicare altri con uguali caratteristiche, rappresentano essenzialmente ciò che manca a questa squadra. Manca la qualità, mancano quegli elementi che, sulle fasce o in proiezione centrale, siano capaci di inventarsi qualcosa nel corso della gara e di calamitare quelle palle nell’esatto momento in cui vi è bisogno che qualcuno lo faccia per “sbloccare” le partite.
La prova offerta domenica dalla truppa di Braglia è perfettamente identica alle prestazioni contro l’Akragas, la Reggina, il Siracusa etc etc etc, ovvero tanta volontà, tanta grinta, tanto impegno ma risultati zero. Un solo tiro in porta nel primo tempo, un solo tiro in porta nel finale del secondo tempo sono lo score di una partita come tante altre alle quali abbiamo assistito durante il corso di questo campionato. Squadra micidiale in trasferta, squadra impalpabile in casa dove basta incontrare un avversario ordinato e nulla più, come il Catanzaro di Pancaro, per sciogliersi come neve al sole.
Proprio per questo motivo, e solo per questo, non mi sento di partecipare alla contestazione post derby di ieri: quali accuse posso rivolgere ad un gruppo che non può dare altro che questo? Di certo non è mancata la voglia, non è difettato l’impegno e neanche il fuoco agonistico da derby. Quello che è mancato corrisponde esattamente a quanto non abbiamo avuto fino ad ora e che, nostro malgrado, non potremo avere da qui sino alla fine di questa stagione. Non ne hanno colpe i giocatori, non è colpa di Corsi se non è in grado di creare superiorità numerica a destra, non è colpa di Mungo se a trequarti non salta l’uomo e filtra in avanti per la punta, non è colpa di Perez se su 2, e sottolineo 2, palloni utili in 90 minuti non riesce a segnare 1 gol.
Abbiamo citato questi tre elementi ma le stesse considerazioni potrebbero farsi per quasi tutti gli elementi di questa rosa che non hanno nelle loro corde quelle caratteristiche che servono per diventare vincenti: tutti ottimi comprimari ai quali manca terribilmente ed inesorabilmente il protagonista, quel o quei calciatori in grado di fare veramente la differenza. Tutto questo è un fatto che solo la miopia, voluta in mala fede o dimenticata in virtù del troppo amore, non è stato posto in risalto da subito per certificare l’unico dato essenzialmente incontrovertibile: la qualità costa e per acquisirla bisogna spendere ed avere uomini capaci di portarla nella nostra squadra.

Non vogliamo di certo additare come colpevole il presidente Guarascio, sappiamo benissimo che oltre certe soglie non va e che ogni centesimo speso deve essere commisurato al budget disponibile, ma a questo punto ci chiediamo ancora una volta quanto già ci siamo chiesti: ma a gennaio abbiamo riparato o risparmiato? Ma le squadre si costruiscono sulla base delle esigenze tecniche dei mister e delle rose o in base ad oscuri ed incomprensibili teoremi fantacalcistici?
A ben vedere a questo Cosenza, classifica alla mano, sarebbe bastato molto poco per essere alla pari, o quasi, di Trapani e Catania: bastava semplicemente, come dicevamo alla fine dello scorso campionato dagli schermi di “Lupus in Forum”, un DS autorevole e conoscitore del calcio da affiancare ad un allenatore altrettanto autorevole e conoscitore della serie C. Sul secondo mi pare che ci siamo (alla fine citando un suo predecessore “il vino si fa con l’uva che si ha”), sul primo….beh lascio a voi ogni ulteriore considerazione…per me resta un dato nella memoria, quando abbiamo vinto alla guida della squadra c’erano senza dubbio grandi allenatori ma anche e soprattutto grandi DS.
Antonio Pallo
Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it.
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