Il tempo è galantuomo, restituisce tutto a tutti. Mai come questa volta non c’è frase migliore per sintetizzare in poche parole la prima stagione da responsabile dell’area tecnica del Cosenza di Stefano Trinchera.
Chiamato dal presidente Eugenio Guarascio nel difficile compito di ricostruire quasi da zero le fondamenta della compagine silana, il giovane ds nativo di Copertino si è rimboccato subito le maniche per costruire una squadra all’altezza del blasone della nostra città, pur non avendo a disposizione il budget di spesa di piazze come Catania, Lecce e Trapani solo per citarne alcune.

Inizio difficile in campionato, con un avvio shock, che porta dopo poche giornate all’esonero di Gaetano Fontana. I lupi sono relegati mestamente e incredibilmente al penultimo posto in classifica, a battagliare contro squadre come Akragas, Paganese e Fondi per evitare il baratro della retrocessione in serie D. Tanti bocconi amari da mandare giù, tante critiche dure, spesso personali e gratuite, che avrebbero potuto abbattere anche un toro, ma non l’orgoglio, la caparbietà e la testardaggine di Trinchera.
La svolta della stagione e il cambio di passo della squadra avviene con l’ingaggio del tecnico Piero Braglia, fortemente voluto dal ds, nonostante in città si caldeggiassero da più parti nomi di altri allenatori. Non a caso le prime parole del tecnico grossetano, una volta raggiunta la nostra città, furono tutte per Trinchera: “Sono venuto a Cosenza per risollevare la squadra e dare una mano ad un amico in difficoltà”. Il Cosenza, dopo qualche giornata di naturale assestamento tattico, si trasforma in breve tempo da brutto anatroccolo a cigno pronto a spiccare il volo, scalando posizioni su posizioni in classifica. La striscia di risultati positivi porta la squadra bruzia dalla zona playout in piena zona playoff e alla semifinale di Coppa Italia.
Dopo 14 risultati utili consecutivi arriva l’inevitabile calo di condizione atletica fisiologica. Ecco così riaffiorare gli spettri del passato che portano ad una dura contestazione della squadra e della dirigenza dopo la batosta subita a domicilio ad opera del Rende. Con il senno del poi possiamo affermare con certezza che mai sconfitta fu più salutare per la squadra, a conti fatti è stata la vera svolta della stagione rossoblu. Da quella debacle interna infatti, Corsi e compagni , hanno ritrovato la forza e gli stimoli per guardarsi in faccia e ripartire di slancio.

Due mesi “fatti a mille” che hanno portato all’apoteosi del 16 giugno a Pescara, con il Cosenza che vincendo i playoff ritrova la serie B dopo 15 anni di attesa e di sofferenza. Una promozione che ha dell’incredibile, con i nomi dei vari Braglia, Baclet, Bruccini, Okereke, Tutino, Dermaku etc. destinati a rimanere per sempre scolpiti nel cuore dei tifosi.
Consentiteci in chiusura di dare anche i meriti al “regista” di questo splendido miracolo calcistico. Conoscendolo starà già lavorando notte e giorno per costruire un Cosenza ancora più forte per la prossima stagione, perchè in un mondo fatto di tanta ipocrisia e false pacche sulle spalle è giusto a fine stagione dare a “Cesare quello che è di Cesare“, vero Stefano Trinchera?
(Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it)
Vai al contenuto




