È più forte il rimpianto di non aver partecipato all’atto finale della magica cavalcata dei lupi nei playoff o la consapevolezza di aver compiuto, col cartellino giallo speso in semifinale che gli è costato la squalifica, un sacrificio utile alla causa?
Per Manuel Pascali, esperto stopper classe ’81 che si appresta a vivere la sua seconda stagione in maglia rossoblù, non è stato facile assistere ai 90 minuti di Pescara dagli spalti dello stadio ‘Adriatico’: “Non l’ho giocata fisicamente ma moralmente ero coi ragazzi. L’ho vissuta comunque male, assalito da un senso di impotenza. Sono “vecchietto” e ho imparato che ci sono partite da poter giocare anche non essendo in campo. Felice di essere comunque riuscito a dare il mio in maniera diversa”.
Sono tante le doti del ‘Paska’, riduttivo definirlo un semplice uomo spogliatoio. In quel 1,86 m. di altezza c’è forza fisica, classe e la pericolosità di chi può farti sempre del male sui calci piazzati. Non fosse stato per la bravura di Offredi, estremo difensore del Südtirol che per ben due volte si è opposto ai suoi colpi di testa, la finale sarebbe stata già in cassaforte senza aspettare il tribolato match di ritorno.

Nessuno tocchi il gruppo che ha conquistato la Serie B: così ha richiesto a gran voce la tifoseria, così è successo. “C’è voglia di continuare, si è creato qualcosa di magico tra di noi. Siamo rimasti in molti e questo è qualcosa di importante perché ci concede un piccolo vantaggio rispetto alle altre. I nuovi arrivati si stanno ambientando bene e ci aiuteranno ad affrontare un campionato difficilissimo. Se scenderemo sempre in campo con lo spirito degli ultimi due mesi della scorsa stagione allora si che faremo qualcosa di importante”.
Il difensore milanese ha già calcato il palcoscenico della cadetteria: “È un campionato lungo e impegnativo, in cui capita di confrontarsi con calciatori che hanno avuto trascorsi anche in Serie A. Sarà una sfida stimolante, potremo dimostrare che tanti elementi di questo Cosenza in B possono starci”.
L’aspetto del Pascali burlone e della sua verve contagiosa non può passare inosservato e così anche nell’intervista rilasciata al sito della società rossoblù l’argomento viene fuori: “In ritiro viviamo giornate faticose, si lavora tanto, se non svagassimo un po’ sarebbe dura resistere. Ecco perché, appena è possibile, ci concediamo dei momenti di pura goliardia”.
(Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it)
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