Diamante (CS) – Capire a quale gioco si stia giocando attorno alle sorti del porto di Diamante è davvero arduo, ma la situazione comincia a stufare la popolazione. Una guerra di nervi tra Regione, Comune di Diamante e la Ati-Icad Blu del cosentino Graziano Santoro, un rimpallo di cose fatte e cose da fare che fin qui ha prodotto solo un’immensa montagna di carte.

Una corrispondenza di pec, determine delibere e diffide che memoria d’uomo non ricorda. All’indomani dell’invito del Rup Luigi Zinno rivolto all’Amministrazione adamantina di produrre apposito atto formale per richiedere la restituzione dell’area portuale, in data 5 dicembre l’ufficio dello stesso Zinno si rivolge invece al concessionario con una diffida ad adempiere in cui si avverte quanto segue: “Fino a quando non saranno adottati diversi provvedimenti, si diffida il concessionario ad ottemperare, a scongiurare la concretizzazione di inadempimento (art 90 del Contratto), agli obblighi nascenti dalla legge e dai testi contrattuali ed in particolare a provvedere tra l’altro per come previsto dal cronoprogramma del DL a dare immediato concreto impulso ai lavori provvedendo a far data dalla presente nota”.
Come se il tempo si fosse fermato, come se le proteste del Movimento di domenica scorsa e il presidio organizzato fossero insignificanti manifestazioni di dissenso, l’ufficio del Responsabile Unico del Procedimento solca cammini tra loro opposti. Appare superfluo ricordare che il crono-programma per la realizzazione dell’infrastruttura portuale è saltato già da agosto 2018 e in ogni altra parte del mondo si sarebbe rescisso un contratto in cui il concessionario è inadempiente almeno dal 2009 (anno in cui si sarebbero dovuti ultimare i lavori).
Nella stessa nota di diffida l’ing. Zinno invita addirittura, entro 30 giorni, a perfezionare i contratti per la costruzione degli ecopodi e accropodi, alla riattivazione dell’area di prefabbricazione dei massi artificiali, agli interventi di demolizione del waterfront, mentre dà 60 giorni di tempo per l’inizio della prefabbricazione dei massi artificiali. Anzi, sottolinea il Rup “i suddetti interventi, come quelli già realizzati, andranno comunque ed in ogni caso riconosciuti, come per norma, a Codesto concessionario in caso di loro verificata corretta esecuzione, qualunque sarà la sorte del rapporto concessionario”.
Cioè, anche se l’area portuale dovesse ritornare nelle effettive disponibilità dell’amministrazione comunale senza nessun completamento, si dovranno riconoscere al concessionario le spese sostenute anche per questi ultimi lavori che, in tale circostanza, saranno assolutamente inutili se il porto privato non si farà più. Una situazione davvero sui generis, resa complessa dagli atti di indirizzo biunivoci di questo Ufficio regionale e soprattutto da analoghi ultimatum rivolti più volte in questi anni alla Ati senza che questa abbia mai dato esecuzione alle direttive delle diffide e agli obblighi contrattuali.
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