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Strage in discoteca: di chi è la colpa?

Ci risiamo: un’altra “strage da sballo” colpisce i nostri cuori e i nostri occhi, lasciandoci increduli e attoniti per la sua efferatezza. Questa volta vittime della società delle droghe e dello sfacelo cinque giovanissimi, minorenni, travolti dall’impeto assassino di uno spray al peperoncino che ha il sapore maledetto di una morte di quelle che “si potevano evitare”. Tanti i presunti colpevoli: chi ha spruzzato lo spray, i gestori del locale, etc. Quanto è accaduto ad ogni modo apre le porte ad un’altra serie di riflessioni.

sfera ebbasta

In un momento complicato come quello adolescenziale in cui si raggiungono apici emotivi altalenanti di dequalificazione e rivalutazione altissimi, in cui il senso di vuoto e di insicurezza si mescola a quello di indipendenza e di onnipotenza, è necessario costruire punti di riferimento positivi e non demolire. E’ necessario specialmente non concedere ai nostri figli di distruggersi per una stupida moda musicale o di qualsiasi altro tipo. E’ necessario, forse, sì ascoltare ma anche tornare ad alzare la voce per farsi sentire.

Certo, l’impresa più che mai appare ardua: questo è un tempo in cui il baricentro dei valori ha lasciato il posto alla prioritaria assunzione dell’estetica a lasciapassare per tutti i settori, così come la violenza è divenuta risposta talvolta automatica all’insopportabile capacità di accettazione dei problemi. E’ il tempo in cui spesso è finita la pazienza delle madri così come la generosità dei padri. E’ il tempo in cui il ricettacolo della felicità ovvero la famiglia, nel suo lento sfaldarsi attraverso leggi opinabili, ha lasciato posto all’indifferenza e quest’ultima, si sa, non vive mai sola ma sempre in cattiva compagnia.

In un mondo in cui vige il bipolarismo più totale tra l’illusione conferita dai social e dai media che restituiscono l’immagine di una realtà tutta perfetta, patinata, piena di paillettes e frivolezze (come se questi fossero gli strumenti per il raggiungimento dell’autentica felicità) e in verità intimamente corrosa dall’inquietudine e dal vuoto (basti pensare all’aumento vertiginoso dei casi di depressione e malattie mentali), si contrappone la fatica di un modo giovanile svalutato che non solo vive una sensazione di malessere a causa dell’insopportabile peso della privazione dovuta alla disoccupazione e all’a conseguente impossibilità materiale di crearsi una famiglia ma ulteriormente si trova ad essere frustato dalla mania di adeguarsi a quei fasulli “modelli” televisivi e social.

In tale contesto, ancor più la generazione adolescenziale, iper sensibile ma certe volte anche iper “pericolosa”, appare bersagliata da una serie di logiche maledette: qualcuno animato da un’ispirazione quasi demoniaca si approfitta della fragilità adolescenziale per trarne soldi o altri vantaggi, demolendo ciò che magari anni di educazione familiare e scolastica hanno creato. D’altra parte, è facile e scontato ad esempio, per un adulto, prendersela con “Sfera” o altri personaggi non dissimili ma ricordiamo che dietro la costruzione di questi personaggi (negativi ma pur sempre adolescenti) c’ è sempre anche la responsabilità di qualcun altro, dalla famiglia ad altre figure che in qualche modo, hanno, per il lucro o perversione mentale, plasmato la mente di un ragazzino approfittandosi negativamente delle sue fragilità.

È di questi ultimi giorni la polemica su che colpa abbiano i genitori di quel che facciano i figli: praticamente la domanda è retorica. E’ inutile generalizzare, si rischierebbe soltanto di cadere in un qualunquismo sciocco e privo di soluzioni. Appare utile e doveroso invece, riflettere su quelle che possano essere le singole responsabilità di ognuno di nella costruzione della “società dello sballo” che a favore degli eccessi, ha distrutto le tradizionali rassicuranti certezze basali: dalla famiglia, alla fede che condivisa o meno, ha sempre rappresentato una chiave perlomeno di contenimento morale nell’azione, al pudore, alla compassione, al perdono, alla pazienza. Una pazienza che deve animare noi adulti adesso che abbiamo il compito di risvegliare le nostre coscienze e quelle dei nostri figli per impedire che ricapitino stragi del genere.

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