COSENZA – Sala ‘Montimurro’ gremita ieri pomeriggio al Teatro Morelli per l’incontro-appello della società solidale cosentina nel chiamare a raccolta contro le derive della legge sulla sicurezza 132 del 1 dicembre scorso, nota come legge Salvini. Storditi dalla rapidità di esecuzione e dalla disarticolazione della protezione umanitaria internazionale in materia di immigrazione, la pubblica assemblea di ieri ha fatto intendere che bisogna ripartire dai recenti fatti di cronaca – le espulsioni senza criterio di 24 persone dal Cara di Crotone dei giorni scorsi – e fare quadrato, capoluogo per capoluogo, attorno al ripristino dello stato di diritto e delle conquiste sociali della Convenzione di Ginevra.

Presenti al tavolo di discussione molte realtà afferenti alla rete solidale di Cosenza e provincia, da FierainMensa che ha organizzato l’incontro, alle associazioni La Kasbah, Centro Diocesano Migrantes e Comitato Prendocasa, in aula attivisti dei centri sociali, rappresentanti del Coordinamento Provinciale Sprar, gestori di case accoglienza e ong, Auser Cosenza, Agesci e molti cittadini di Cosenza e dintorni. L’imperativo è organizzarsi localmente, all’appello per il coinvolgimento della comunità si affianca la possibilità di avviare già i primi ricorsi contro una legge che trasuda profili d’incostituzionalità e che ha creato già in queste prime settimane un allarme sociale che, nella realtà dei fatti, non esiste.
Un decreto poco dibattuto in aula e che è stato approvato in via emergenziale, laddove gli ultimi dati Acnur (Alto commissariato ONU per i rifugiati) parlano addirittura della presenza, in Italia, di 2,5 rifugiati ogni 1000 abitanti, un’inezia se rapportato ad altri Paesi europei. Franco Cirino (La Kasbah) pone l’accento sul voluto depennamento, nel nuovo atto legislativo, della parola ‘protezione umanitaria’ attraverso il depotenziamento delle commissioni istruttorie territoriali. Non si potrà ricorrere a tutta una serie di motivazioni per l’asilo, tra cui quella dello stato di salute ad esempio, i Cara verranno investiti di maggiori poteri di controllo e una netta sforbiciata di richieste di asilo politico investirà gli Sprar.
I tempi per le procedure di disamina delle richieste saranno brevissimi (cinque giorni massimo) con i ricorsi che passano da 30 a 15 giorni, un tempo troppo esiguo quando si tratta di individui che nella maggior parte dei casi ha percorso il deserto, attraversato il Mediterraneo, sfuggito da guerre, persecuzioni e torture. La stretta ci sarà anche sui motivi di vulnerabilità per i quali si richiede la tutela, con il declassamento di alcune categorie sulle quali non si farà più appiglio per l’asilo, come per esempio quello generico di torture, violenza domestica e calamità naturale. “Nasce in questo modo la protezione speciale, massimo un anno, e senza la possibilità per i migranti di poter lavorare” denuncia Cirino, che ricorda come ai richiedenti asilo politico sarà vietata l’iscrizione anagrafica nei Comuni, un aspetto che ha già destato enormi dubbi d’interpretazione e applicabilità anche per gli organi prefettizi.
Per Giuseppe di Prendocasa, “il decreto sicurezza promuove paradossalmente l‘insicurezza, scegliendo di imporre dall’alto e non di costruire dal basso”. È in corso lo smantellamento di tutto il sistema dell’accoglienza, basti osservare la novità che sancisce la legge sulla classificazione dei Paesi d’origine ‘sicuri’ che è il Ministero dell’Interno stesso a stilare: incurante delle analisi geopolitiche, il Viminale si arroga il diritto di definire quale paese è più sicuro di altri solo per ridurre le istanze di asilo politico. Una vera e propria soluzione numerica che è volta alla criminalizzazione delle lotte sociali in generale.
“La parola d’ordine deve essere: indivisibilità” – dice il rappresentante di Prendocasa – “ la criminalizzazione che muove questo Governo alle pratiche di solidarietà è un disegno che parte nei mesi scorsi dall’attacco alle ong nei soccorsi in mare, al modello Riace e alle lotte locali, sociali e abitative come la nostra” con chiaro riferimento agli avvisi di conclusione delle indagini preliminari che nella stessa giornata di ieri sono stati notificati a 16 appartenenti il Comitato a cui viene contestato il reato di associazione a delinquere e occupazione abusiva di immobili. Infine è Pino Fabiano di Migrantes a tracciare le linee della proposta lanciata alla società civile: la creazione di una rete regionale permanente e coordinata con l’inoltro immediato dei ricorsi caso per caso; rafforzamento degli sportelli locali di assistenza ai migranti e potenziamento dell’attività ambulatoriale visto che nei prossimi mesi, venendo meno l’iscrizione anagrafica nei comuni, molti di essi si troveranno senza un’assistenza sanitaria garantita e continuativa; dare impulso alla tutela con un’accoglienza spontanea, un accorato appello soprattutto alle famiglie per accogliere quelle che saranno le prime vittime della caccia alle streghe salviniana, gli adolescenti che raggiungono la maggior età, donne e bambini, oltre agli individui che una volta fuori un programma di riprotezione ed assistenza andrebbero a ingrossare le fila dell’esercito del caporalato malavitoso e della delinquenza sociale.
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