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Antonio Megalizzi: non ce la fa il giovane “martire del giornalismo”

Si è spento ieri pomeriggio, tra il dolore dei familiari e la tristezza di un’intera nazione e non solo, il giovane Antonio Megalizzi, giornalista originario di Reggio Calabria che dall’età di cinque anni era emigrato in Trentino Alto Adige assieme alla sua famiglia natale. Ucciso da un colpo alla testa scagliato dall’attentatore di Strasburgo, Antonio è da tanti stato nominato “martire del giornalismo”.

Antonio Megalizzi

Il giovane, a seguito della tragica ferita da proiettile, era stato ricoverato in reparto rianimazione a Strasburgo immediatamente dopo l’attentato di matrice terroristica consumatosi nella città, finendo inesorabilmente in coma. La notizia della morte (la quinta a causa del terribile evento), dopo essere stata trasmessa dagli enti francesi, è stata confermata dalla Farnesina. Lo stato di salute del ventottenne aveva suscitato la compassione di molti ma vana purtroppo si è rivelata anche l’offerta di disponibilità avanzata dai medici dei reparti di Neurochirurgia dell’ospedale Molinette (diretta dal professor Diego Garbossa) e di Rianimazione dell’ospedale CTO (diretta dal dottor Maurizio Berardino) dell’Azienda ospedaliera universitaria “Città della Salute” di Torino. Essi avevano infatti offerto il loro aiuto per offrire un consulto sanitario sulla situazione clinico disperata del giovane ventottenne per cercare una soluzione.

Sulla morte del giovane si sono espressi immediatamente il premier Conte che ha dichiarato: “Grave perdita, uniti nel dolore” e anche Salvini: “Una preghiera per lui”. Di Maio ha messo in evidenza come sia stato “folle morire per la pallottola di un terrorista a 28 anni nel cuore dell’Europa”. Purtroppo con quella di Antonio crescono ancora di più il numero delle anime che finiscono nell’oltretomba per gli attentati nelle città europee, ormai divenuti palpabili scenari di morte assicurata e non preventivata.

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