DIAMANTE (CS) – Il terremoto politico che ha sconvolto i vertici e l’apparato burocratico dirigenziale della Regione Calabria non intende placarsi, soprattutto laddove gli indagati ricoprono a vario titolo posizioni ed espletano compiti decisionali in altri appalti pubblici. Se l’impianto accusatorio emerso dall’inchiesta ‘Lande desolate’ dovesse essere confermato – scoperchiando un sistema di corruttela multilivello con un disegno criminoso volto a dirottare denaro pubblico con il placet di mafia e politica – si minerebbero le aspirazioni di crescita economica del territorio e delle infrastrutture che la stessa Regione Calabria ha appaltato considerandole vitali in tal senso.

Il Movimento Popolare per il Porto, riunitosi ieri, ha diffuso in mattinata un comunicato stampa che mette sotto accusa l’ing. Luigi Zinno come Rup del porto, mai decollato, di Diamante. “L’ing. Zinno, l’ing. De Caro, l’Ing. Veltri, arrestati nella vicenda ‘Lande desolate’ sono i tre, che avevano in mano la questione porto di Diamante” – recita la nota stampa, aggiungendo – “L’ing. Zinno, in particolare, è quello che ha sempre tenuto per il concessionario Santoro e che lo ha sempre agevolato. L’ing. Zinno è colui che ha fatto di tutto per intimorire la nostra amministrazione comunale, paventando pagamenti milionari attraverso penali, paventando disastri di ogni genere se il Comune non avesse accettato una proroga di due anni da concedere al concessionario. Nella trappola dell’impossibilità di poter fare la rescissione del contratto, sono cadute in particolare le due opposizioni, che fino a pochi giorni fa, ancora tiravano la corda a favore del “dialogo” con il concessionario per ritrovare, insieme, una improbabile via d’uscita. Leggendo l’ordinanza di arresto dell’Ing. Zinno, si può constatare, come la rescissione del contratto con il gruppo che deteneva in precedenza l’avio superficie di Scalea venne effettuata senza tanti problemi.
Noi del Movimento popolare più volte abbiamo denunciato questa situazione e avevamo più volte individuato, proprio nell’Ing. Zinno uno di quelli che impediva tale rescissione. Ora abbiamo tutti capito perché! Come la “banda degli onesti” si è mossa per l’aviosuperficie di Scalea, per piazza Bilotti a Cosenza e per la teleferica a Lorica, certamente lo ha fatto per il porto di Diamante”. Gli attivisti chiedono a gran voce l’intervento di Nicola Gratteri a scrutare l’orizzonte che porta alla Perla del Tirreno: “Per tutto questo chiediamo, alla Procura della Repubblica di Paola, al Procuratore Capo della Dda, dott. Gratteri, di aprire questi armadi e tirare fuori tutto il marcio che c’è dentro. Chiediamo , altresì che il consiglio comunale che si riunirà il prossimo 21 dicembre, approvi un ordine del giorno che chieda al nuovo dirigente del Rup Pallaria, le stesse cose chieste in precedenza al dirigente Zinno e cioè la rescissione del contratto e la restituzione dell’area ai cittadini. Pensiamo, a questo punto che il popolo diamantese abbia sopportato pazientemente questa grave situazione, e che solo l’indole pacifica di questo popolo, ha impedito occupazioni di strade, ferrovie, sedi comunali. Ma adesso la misura è colma e si chiede un immediato intervento alle istituzioni”.
Infine, una tirata d’orecchie al Governatore, Mario Oliverio, anch’egli coinvolto nel filone d’inchiesta e che “ha sempre rifiutato un incontro con il nostro movimento nonostante le 1200 firme di cittadini , inviate un anno fa circa. Le invieremo di nuovo al suo nuovo indirizzo a San Giovanni in Fiore, nella speranza che, libero dalle influenze negative dei suoi funzionari, possa tranquillamente vedere il porto di Diamante, con occhi diversi.
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