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Jessica e la Cosenza pro migranti in “Dove bisogna stare”

COSENZA – Quattro donne, quattro storie di resistenza, giustizia e dignità da narrare ai cosentini lunedì 4 febbraio. Dalla Val di Susa a Cosenza, Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli raccontano in “Dove bisogna stare” la tenacia femminile radicata nei territori e nelle lotte sociali per i diritti dei migranti che ivi nascono, di donne che non si sono nascoste o hanno abbassato lo sguardo, anzi, contro l’esclusione e la marginalità, hanno costruito un nuovo modo di affrontare il presente e portare avanti le proprie rivendicazioni.

Dove bisogna stare

Le persone migranti sono da tempo sotto attacco quotidiano del governo gialloverde come di quelli precedenti e il documentario si pone l’obbiettivo di contribuire a cambiare la narrazione della convivenza culturale in Italia e la percezione del migrante come individuo in cerca d’aiuto e non di soggetto privo di diritti e da discriminare.

“Dove bisogna stare” (prodotto da ZaLab in collaborazione con Medici Senza Frontiere e Piemonte Doc Film Fund, premiato al Festival del Cinema di Torino lo scorso dicembre) dopo l’uscita nelle sale cinematografiche il prossimo 17 gennaio, si presenterà al Cinema San Nicola di Cosenza (unica proiezione regionale) lunedì 4 febbraio e siamo certi che farà sold out visto che i riflettori si accenderanno sul lavoro di una studentessa cosentina, Jessica, appartenente al movimento dei diritti dei migranti nella città bruzia.

“Io non faccio parte di una dinamica ‘Io sono italiano loro sono africani” – si sente dire dalla viva voce di Jessica nel trailer del film – “ma io sono quella persona che ha un problema in quel momento. Della categoria a me non frega più niente”. Donne con attributi ma soprattutto che sanno bene ciò che vogliono e non si lasciano abbindolare dai proclami xenofobi che strabordano da ogni dove. A Jessica fanno eco le attività sul campo di generazioni di donne anagraficamente, socialmente e geograficamente distanti: Georgia, ex segretaria di Como; Elena, che vive tra i monti dell’Alta Val Susa accanto a chi attraversa i confini; e Lorena, psicoterapeuta in pensione che offre il proprio supporto a Pordenone.

Quattro tracce, quattro segmenti, quattro saette pronte a sconvolgere le trame oscure del moderno razzismo di propaganda e riaffermare i diritti delle persone in difficoltà, scrollandosi di dosso le contrapposizioni territoriali per unificare la lotta per i migranti in un processo di rivendicazione nazionale.

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