E’ dei giorni scorsi la notizia che il Consiglio Regionale calabrese, che si caratterizza per la pesantissima assenza di donne (solo 1 donna, appunto Flora Sculco, su 31 consiglieri), su pressione della minoranza, ha rinviato i lavori per l’approvazione della “Riforma Sculco” – sulla “promozione della parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive regionali” – al prossimo 25 marzo.

E’ bene anzitutto chiarire che si tratta di uno strumento, come in molti tendono ad immaginare, obbligato verso le donne: l’elettore non è infatti vincolato a dare due preferenze, ma ha la facoltà di scegliere. E’ una libera scelta e non quote che si assegnano. E la libera scelta è stata ieri messa in discussione, ancora una volta utilizzando il ruolo della donna, e ancora una volta a discapito dell’intero elettorato calabrese che si ritrova un passo indietro rispetto alla maggioranza delle altre regioni del Paese.
Riteniamo doveroso sostenere l’importanza di tale legge il cui riconoscimento deve essere vissuto come un traguardo che le istituzioni hanno il dovere costituzionale (art. 51 Cost e art. 117 II co. Cost.) di raggiungere a favore della parità di genere, un dispositivo di legge innovativo, che si rinforza successivamente nella volontà di allinearsi alla legge nazionale n. 20 del 2016, successiva alla proposta calabrese, che impone l’adeguamento della legislazione regionale alle norme in materia di pari opportunità.
Riteniamo, anche e soprattutto alla luce del confronto quotidiano che abbiamo con le donne all’interno del centro antiviolenza del Comune di Paterno Calabro, che l’elettorato e la Calabria tutta sia pronta a sostenere un passo così importante e democratico basato sulla libertà di scelta e sul rispetto dell’altro.
Vai al contenuto




