Costruire un mondo amico delle bambine e dei bambini è sinonimo di sviluppo, crescita e benessere di un paese, di un quartiere e delle periferie.

E’ stata deliberata l’adesione al programma Città amiche dei bambini e degli adolescenti promosso al Comitato italiano per l’Unicef Onlus con delibera 13 Maggio n.18, su proposta di Annalisa Apicella che ha firmato anche l’ordine del giorno.
Un processo che può essere portato avanti dal governo centrale-su iniziativa dei comitati o delle commissioni- o a livello locale attraverso accordi o intese con la Commissione Cultura, con l’Assessorato all’Urbanistica e all’Ambiente, o quello dell’infanzia e allo Sport; difatti Annalisa Apicella è impegnata da mesi sul fronte per poter trasferire il modello delle “comunità amiche dei bambini “ anche a Cosenza.
Sono tre le proposte avanzate: istituzione di un osservatorio permanente sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con lo scopo di rafforzare la cooperazione per la tutela dei diritti dell’infanzia nel mondo, attivando piani di intervento in caso di minori vulnerabili (spesso gli spazi urbani sono aree più matrigne che materne, di conseguenza è necessario individuare i bisogni sociali ed educativi dei bambini). La seconda proposta, invece, fa riferimento al Progetto Piedibus, si tratta di un servizio di trasporto gratuito che non inquina e permette ai bambini di fare movimento e percorrere il tragitto casa-scuola a piedi, accompagnati da volontari, dirigendosi verso percorsi sicuri e ben segnalati. Mentre la terza proposta riguarda un sistema di certificazione dei locali, chiamati “Baby Friendly”sul modello di Reggio Emilia, dove la Reggio Children ha la propria sede al Centro Internazionale Loris Malaguzzi inaugurato nel 2006, e nello specifico si occupa di attività di scambio culturale e pedagogico, al fine di promuovere e diffondere l’educazione culturale.
A proposito di educazione culturale, generalmente molti bambini e adolescenti vivono in contesti sociali precari, svantaggiati e caratterizzati da disagio familiare, tant’è che si parla di “povertà educativa”.La povertà educativa è al centro dei dibattiti di alcune associazioni, una su tutte “Save the Children”, e trattandosi di un fenomeno complesso non è semplice dare una misurazione, ma occorre intervenire per poter creare sempre di più politiche per l’infanzia e l’adolescenza, oltre alle politiche attive.
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