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La Globalizzazione imploderà e l’Uomo tornerà consapevole e al centro della Storia

Quando l’orto viene infestato, il contadino saggio prende la vanga per rigenerare la terra, madre non più prodiga.

Globalizzazione

Così accade agli uomini. Come gli ortaggi, ciclicamente essi divengono preda del male. E quando questo dilaga con abbondanza, qualcuno o qualcosa avverte forte l’ineludibile necessità di ri-generare, constatata l’inefficacia di qualsiasi cura. E’ quanto sta avvenendo oggi nel mondo. Il fenomeno della globalizzazione, iniziato da molti decenni e impostosi nel nostro secolo come unico modello di vita, si sta pian piano consumando, sta definitivamente implodendo. L’omologazione del pensiero della persona, il furto del tempo dell’uomo, l’annullamento dei valori di kantiana memoria, la tensione spasmodica verso la materia hanno fatto ammalare la civiltà occidentale di un cancro inguaribile. Così qualcuno o qualcosa ha già imbracciato la vanga e sta colpendo forte le zolle divenute aride per mancanza di acqua santa.

Molti sono oggi ad allarmarsi per la crisi devastante che stanno vivendo e per la precarietà che fa vacillare ogni equilibrio. Questo malessere, invero, è il salvifico sintomo della cura vera. Quando, infatti, inizia a mancare il pane ed ogni divertimento, l’uomo abbandona il gregge e si riappropria della sua libertà. Inizia, quindi, a pensare senza schemi perché gli schemi sin lì proposti iniziano a puzzare, segno di un imminente imputridimento. Così la pratica del servilismo, il desiderio di protezione, i comportamenti compulsivi agiti per solo possedere, il rito della pastetta, il ricorso alle bugie, l’egoismo assoluto e l’apparente dimenticanza di ogni traccia del Bene ora sono al capolinea. E sanno che il Bus non ripartirà sin quando non saranno scesi tutti.

Ma chi salirà dopo sulla corriera? E, per dovere campanilista, quali calabresi – malati davvero terminali –potranno gestire il nuovo viaggio? Immagino, invero, un piccolo gruppo di persone e pochissime anime nostre corregionali disposte a guidare l’audace ripartenza. Le vedo già, disposte in ordinata fila per consentire al Bus di nutrirsi di aria pura e poter quindi salire. Questi uomini e queste donne esistono davvero, anche in Calabria, e stanno già alzando il capo, forzati in questi anni a chinarlo per non vedere, in attesa che il cattivo e apparentemente invincibile paziente perisse, finalmente. Su quella rigenerata corriera ora avranno dignità di posto soltanto coloro che si sono pazientemente affidati ai “Valori” più propri della natura umana, quelli più antichi, gli unici utensili adatti a scolpire la felicità.

Noi, umili amanti di Gesù, abbiamo dalla nostra parte la Storia che sconfessa l’efficacia della dottrina politica dell'<homo homini lupus>. Pensiamo, seppure con modestia autentica, che gli insegnamenti cristiani, per credenti e non, siano gli unici possibili pilastri su cui rifondare una civiltà che ricollochi l’Uomo al centro della sua vita, che ne difenda i suoi naturali diritti e che, soprattutto, contrasti quel male che ha contagiato ogni strato del popolo, specialmente quello in cui agiatamente vivono coloro i quali sono deputati a scegliere e decidere a nome e per conto della collettività.

Signori, è tempo che l’amore diventi potente strumento capace di forgiare cuori e menti. Il male, infatti, non ha logica e morale e il suo unico motivo d’esistere è quello di generare incessantemente nuovo male. Cari lettori, siate quindi pieni di speranza e disponetevi in modo da non aver paura e aprire il cuore a Dio, come invitava il Papa divenuto Santo, l’Uomo amato da miliardi di giovani, quei piccoli uomini immuni da ogni nero contagio.

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