Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo le comunicazioni al Senato del 20 agosto ha rassegnato le dimissioni al Presidente della Repubblica che subito – già a partire dal pomeriggio di giovedì 21 – ha avviato le consultazioni con i partiti per constatare se in Parlamento vi sia o meno una maggioranza – alternativa a quella giallo-verde – che consenta di proseguire la legislatura fino alla sua scadenza naturale o se sia necessario tornare alle urne.

Ma indipendentemente dal quadro politico che uscirà dalla crisi di governo ferragostana innescata da Salvini per bulimia elettorale e inesperienza, è chiaro che chiunque governerà nei prossimi mesi o nei prossimi anni dovrà necessariamente affrontare la non rosea situazione economica italiana che si staglia in un altrettanto non roseo contesto economico internazionale e dovrà trovare 30 miliardi di euro per fare la legge di bilancio: 23 serviranno per disinnescare la clausola di salvaguardia e scongiurare l’aumento dell’IVA; altri 6-7 miliardi servono per fare qualcosina e per le spese correnti.
Secondo il prof. Mario Baldassarri, economista e presidente del “centro studi di economia reale”, che su radio radicale tiene la rubrica “capire per conoscere” una “manovrina” di 30 miliardi sarebbe “solo una pezza sul buco” che non risolverebbe i problemi reali del Paese e consentirebbe all’Italia soltanto di “galleggiare nelle crisi mondiali” che, dal rischio di una Brexit senza accordo il prossimo 31 ottobre, alla diminuzione della crescita americana, passando per il calo della produzione della Germania, la guerra dei dazi americani alla Cina e la svalutazione della moneta cinese, attanagliano l’economia mondiale e ci mettono a serio rischio sia interno, sia sul piano internazionale”.
“Se invece l’Italia volesse avere un forte colpo di reni”, con un orizzonte temporale almeno triennale, secondo il Prof. Baldassarri, dovrebbe fare una legge di bilancio di almeno 100 miliardi di euro.
“La quantità”, spiega Baldassarri, “in questo caso fa la qualità”: perché “ci vuole una manovra finanziaria di peso simile a quella fatta dal governo di Giuliano Amato nel 1992″.
Una simile manovra richiede però che la politica faccia le sue scelte e decida con un orizzonte temporale che sia almeno triennale perché una legge di bilancio di tale peso non potrebbe essere fatta in deficit e non dovrebbe costare un euro in più di debito pubblico.
A buffo, facendo deficit e incrementando il debito pubblico come si è fatto con quota 100 e reddito di cittadinanza, tutti quanti sono bravi a fare una manovra finanziaria, ma facendo una manovra di tale portata a buffo l’aumentando di deficit causerebbe un “crack” al nostro Paese e l’Europa ci richiamerebbe mille volte. Non sarebbe sostenibile.
Ma allora, come si possono recuperare cento miliardi di euro necessari, secondo Baldassarri, a rilanciare il Paese senza fare debiti?
Di 850 miliardi di spesa pubblica del bilancio dello Stato oltre 50 miliardi, per il prof. Baldassarri, sono sprechi: “carrozzoni clientelari che si possono tagliare”. Ma tagliandoli, fa notare Baldassarri, si tagliano interessi clientelari e, per questo, la durata del governo che opererà questi tagli non potrà essere di breve respiro, perché tagliando clientele, nell’immediato, si perdono consensi.
E nessun partito al governo sarebbe disposto ad operare tagli alla spesa, soprattutto ad effettuare tagli mirati alle clientele e ai carrozzoni perché, appunto, nell’immediato, ciò farebbe perdere molti consensi.
Ma c’è un altro capitolo del bilancio dello Stato che potrebbe venire in aiuto per fare una legge finanziaria che non sia una pezza sul buco e tenti invece di risolvere i problemi del Paese.
Agli 800 miliardi di entrate annue mancano all’appello delle casse dello Stato 100 miliardi di euro dovuti all’evasione fiscale.
Anche in questo caso il Prof. Baldassarri spiega che non si tratta di valutazioni personali, ma di stime ufficiali effettuate dallo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze che, annualmente, valuta il gap tra gettito presunto (in base al PIL) e gettito effettivo.
Se fossero recuperati alle casse dello Stato, con 100 miliardi di gettito fiscale in più si potrebbero fare tante cose: asili, scuole, rivoluzione ecologica, reddito di cittadinanza (o d’inclusione che sia) universale e, forse, persino l’abolizione della legge Fornero che costringe ad andare in pensione a 67 gli uomini e a 65 anni le donne.
Come recuperarli? Anche su questo, il Prof. Mario Baldassarri indica una via chiara: rendere completamente detraibili dalle tasse tutte le spese effettuate da un’imprenditore o da una famiglia.
Dallo scontrino del bar, alla prestazione dell’ingegnere o dell’avvocato, dovrebbe essere tutto detraibile. Dei 100 miliardi di euro l’anno di evasione se ne recupererebbe almeno la metà.
Col recupero del gettito fiscale in entrata che si otterrebbe, potrebbero essere realizzate tantissime cose, compreso l’abbassamento generalizzato delle aliquote fiscali senza fare ulteriore deficit.
Con tagli mirati agli sprechi nelle pubbliche amministrazioni e il recupero dell’evasione fiscale qualunque Governo sarebbe in grado di trovare gli ampi spazi di manovra necessari a far uscire il Paese dalla crisi. Ma serve un accordo di legislatura.
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