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angelo corsi

Senso di appartenenza e orgoglio bruzio, il Cosenza ha bisogno in campo di uomini veri

Il “Marulla” in questa stagione è diventato terra di conquista per tutti.

Davvero troppe sette sconfitte casalinghe per una una squadra che lo scorso campionato è riuscita a costruire proprio tra le mura amiche una salvezza senza affanni, cedendo le armi solo a Brescia e Lecce, salite poi in serie A, dopo due durissime battaglie perse entrambe per 2-3.

La cosa che appare evidente a tutti e che fa più male, è che la squadra, nonostante manchino alla fine del campionato tante partite,  e ci siano ancora tanti scontri diretti, sembra ormai rassegnata alla retrocessione. Poca voglia di lottare, poca voglia di sacrificio, correre e di aiutarsi l’un l’altro. Tranne la parentesi di Livorno, alla prima di Pillon, la squadra nelle ultime giornate è sembrata scendere in campo giusto per onor di firma. Gli ultimi due match  disputati in casa contro Frosinone e Cittadella li abbiamo persi più per demeriti nostri che non per meriti altrui. La palla scotta tra i piedi dei calciatori, la regaliamo sempre agli avversari anche quando non siamo pressati, che puntualmente ci puniscono dopo errori banali di appoggio. Nessuno assumersi le proprie responsabilità prendendo la squadra per mano nei momenti difficili della partita. Il Cosenza sta retrocedendo e nessuno fa qualcosa per raddrizzare la rotta, restando inermi in balia delle onde, aspettando solo il momento di annegare definitivamente. La matematica fortunatamente ancora non ci condanna, mancano 11 partite alla fine del campionato, la voglia invece vista in campo nelle ultime partite ha invece emesso da tempo già il suo impietoso verdetto. Dove è finito lo spirito battagliero dei playoff ? Dove è finita la voglia di lottare su ogni pallone che dopo tantissimi anni ci ha riportato in serie B ? Abbiamo realizzato “quello che sembrava impossibile” giocando da veri lupi famelici 9 partite che ci hanno portato alla gloria, non possiamo giocare da agnellini mansueti le ultime partite del campionato e perdere quello che abbiamo conquistato con tanto sacrificio, lacrime e sudore.

Angelo Corsi

Serve ritrovare in fretta il senso di appartenenza e l’orgoglio bruzio, il Cosenza più che di calciatori, ha bisogno in campo di uomini veri, che abbiamo voglia lottare fino alla fine. Senza avere la presunzione di dare suggerimenti al tecnico Pillon, fa riflettere vedere il capitano della squadra, recordman di presenze con la maglia rossoblu, relegato sempre in panchina. Angelo Corsi in questi anni per Cosenza ha dato tutto, punto di riferimento per i suoi compagni di squadra, ha lasciato sul campo anche un ginocchio, rompendosi la scorsa stagione i legamenti contro la Cremonese e rinunciando alle vacanze per allenarsi e ritornare tirato a lucido già nel ritiro di San Giovanni in Fiore. Senza voler togliere nulla agli altri, ma sicuramente l’attaccamento alla maglia di Corsi è superiore rispetto a calciatori arrivati in prestito che a fine stagione faranno ritorno nelle loro squadre. In questo momento, come non mai, serve in campo una persona che  sappia “strigliare“i compagni a non mollare fino alla fine. Il senso di appartenenza di Corsi, la generosità di Machach, i goal di Asencio, il prossimo rientro di Rivière, il Cosenza a nostro avviso ha ancora le carte per tentare una miracolosa salvezza, a patto che i calciatori mettano finalmente in campo gli “attributi“.

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