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L'Editoriale di Rita Russo. Fermiamoci, è tempo di riflettere

L’Editoriale di Rita Russo. Fermiamoci, è tempo di riflettere

La necessità di arginare i contagi, l’estremo bisogno di non mettere alla prova un sistema sanitario debole, l’opportunità di tutelarci e tutelare, in un contesto difficile e non chiaro nemmeno per la scienza, ci impone di fermarci. Lo dice il Governo, lo dice la legge, ma soprattutto lo detta il buon senso.

Rispettiamo le regole e invitiamo a farlo, non si tratta di un “gioco” sociale, né di un esperimento e nemmeno di una punizione. È un modo, l’unico possibile al momento, per tutelare la vita umana.

Nel frattempo i medici e gli operatori sanitari lavorano per salvare vite, mentre la comunità scientifica mondiale, in maniera inarrestabile, studia e si confronta per arrivare alla realizzazione di farmaci e vaccino per l’ormai noto e temutissimo Covid-19.

L'Editoriale di Rita Russo. Fermiamoci, è tempo di riflettere
L’Editoriale di Rita Russo. Fermiamoci, è tempo di riflettere

Fermiamoci, dunque. Non accadrà nulla, tutto potremo riprendere a fare come prima e ancor meglio quando ne usciremo. Si, perché ne usciremo se ora ci fermiamo.

E quando tutto si ferma si può fare una cosa importantissima: riflettere. Riflettere su tante cose, sulla propria vita, sull’importanza della vita, su ciò che è fondamentale e su ciò che non lo è per niente, su tutto il tempo che utilizziamo e chiederci se è impiegato bene o no.

Ma una riflessione comune, specie chi governa e chi decide le sorti delle organizzazioni sociali, unitamente ovviamente a tutte le parti della società, dovrebbe dedicarla all’impegno che quotidianamente si profonde nella creazione di strutture, sistemi, strumenti innovativi, efficienti, proficui, accessibili a tutti.

Le emergenze ci impongono di riflettere su tutto questo, perché se da una parte evidenziano le abilità e i punti di forza di un sistema, dall’altra mettono a nudo, clamorosamente, tutte le inefficienze, i ritardi, le ingiustizie, le carenze, gli errori commessi negli anni, la scarsa attenzione e la poca sensibilità rivolte ai problemi comuni.

E così piovono, copiose, le dichiarazioni e le note di denuncia sociale circa un sistema sanitario inefficiente, con poche strutture perché la maggior parte sono state chiuse nel corso degli ultimi anni, con poco personale, con insufficienti posti di terapia intensiva, con scarse risorse di materiale sanitario. Ed ecco che inizia la corsa per reclutare personale medico, per riaprire ospedali dismessi e si accendono i riflettori sul rapporto sanità pubblica e gestione delle strutture private per vedere se i conti tornano.

Contestualmente si parla di telelavoro e smart working, e-learning, made in italy, ecc.
È come se, improvvisamente, si volessero affrontare tutte le inefficienze che ci portiamo dietro da tanto, troppo tempo e, altresì, colmare tutti i gap esistenti.

È tempo invece di fermarsi, sulla corsia preferenziale c’è unicamente la vita affidata al lavoro di medici, infermieri, forze dell’ordine e a tutti quanti fanno parte della macchina operativa che, nonostante tutto, sta procedendo affinché questo brutto periodo veda la luce.

Noi tutti, intanto, riflettiamo per essere pronti, quando tutto passerà, a costruire una società migliore.

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