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Questo calcio giocatelo da soli, ora e per sempre !

Per la serie “poche idee ma soprattutto confuse!”

In questa breve, e piuttosto utilizzata, considerazione si potrebbe riassumere il sistema calcio oggi, o meglio, le idee che la governance del calcio attuale cerca di veicolare utilizzando, a tal fine, ogni più bieco mezzo.
Ebbene si, morti o non morti, contagi cessati o pericolo pandemia ancora in atto, il pianeta football in Italia ritorna a girare ed in pompa magna ne da l’annuncio il suo capo in pectore.


Che l’attuale situazione nella quale vive la nostra società, intesa come collettività, sia straordinaria e difficile da gestire non è minimamente in discussione: la diffusione a livello planetario del virus, il numero di contagiati, il numero di decessi e i dubbi circa gli sviluppi futuri di questi scenari, basterebbero, di per sé, ad illuminare anche il più elementare dei dirigenti di settore conducendo alla massima prudenza possibile e, soprattutto, alla retrocessione di qualsivoglia velleità di ripresa ponendo come priorità non la stabilità economica del sistema ma il superiore principio del diritto alla salute e, si badi bene, proprio all’esistenza.


Ed invero nella stragrande maggioranza dei settori economici del pianeta questa priorità alla vita viene rivolta senza dubbio alcuno: il lock-down diffuso, la chiusura delle attività produttive non necessarie, le misure straordinarie adottate più in generale lasciano intravedere, con tutti i limiti e le criticità del momento, un barlume di saggezza in chi è deputato oggi alla più onerosa delle attività, la guida di una collettività in pandemia.


Eppure queste minime regole di buon senso sembrano non valgano per il mondo del calcio, o meglio, per il calcio di casa nostra, dove l’unica preoccupazione della governance attuale non è la protezione del bene assolutamente degno della maggiore protezione, ovvero la salute e anche la dignità delle persone, bensì quello che ormai è palesemente l’unico simbolo idolatrato, il DIO DENARO.

Pur di trovare un salvagente per non affogare nel ridicolo si cercano le strade più tortuoso tra le quali, a mio parere, resta quella di una ripartenza a step, prima la A poi la B ed infine la C (in rigoroso ordine di fatturato) paventando addirittura che l’intera stagione di concluda nei campi del Sud Italia. Ma il sig. Gravina si è chiesto per caso se i cittadini di quella parte dell’Italia che finora ha fortunatamente scampato il pericolo più serio, con apprezzabile abnegazione alle regole, siano disposti a rischiare accogliendo gli atleti provenienti da zone più colpite. Ma soprattutto la governance del  calcio italiano si è per caso posta la domanda se ai  tifosi possa fregare qualcosa della ripresa di campionati farsa palesemente dirottati solo al denaro ed alla finanza? Evidentemente questo argomento è molto lontano dai pensieri dell’establishment: le parole dei dirigenti del mondo calcio, supportate da articoli giornalistici di commento degni del peggior Istituto Luce, lasciano chiaramente trasparire due concetti di fondo


1. Citando Alberto Sordi nel Marchese del Grillo, “io sono io e voi non siete un cazzo!” concetto questo rivolto ai tifosi e più in generale ai fruitori dell’industria calcio,
2. Pur di tutelare il business si accetta anche la possibilità di peggiorare la situazione attuale in barba a qualsivoglia provvedimento governativo di segno contrario, anzi assurgendo al rango di “scienziati de noi altri” leggendo la situazione attuale con una diabolica noncuranza.


Fregandosene altamente dei pareri univoci e contrari e, cosa ancora più grave, utilizzando in maniera artata la “passione dei tifosi”, si sbandiera a tutto campo la “giusta” logica del mondo del calcio che vuole, a tutti i costi, tornare alla sua normalità. Si badi bene non alla normalità rivolta al pubblico che riempie gli stadi, non ai praticanti di uno sport che ormai è tale solo nei cortili dei palazzi, ma la normalità rivolta al business, ai diritti TV, agli sponsor, agli stipendi faraonici, alle competizioni non del campo ma, in verità, del fatturato e dei bilanci. In questi giorni non una voce è stata spesa nei confronti del tifoso vittima reale di questo sistema, per esempio proponendo la restituzione di quota parte degli abbonamenti sottoscritti e non goduti (fatta eccezione per Sky che ha in effetti scontato ai clienti il maggior costo imputabile al calcio) o magari proponendo la rinuncia ai tornei e la devoluzione di fondi per il salvataggio delle umane genti. Eh no!!! Al calcio dei suoi tifosi non frega proprio nulla: non importa di chi con enormi sacrifici ha prima speso per il calcio e oggi cerca di salvare il proprio futuro e, nella peggiore delle ipotesi, anche la propria vita, non importa che l’esperienza potrebbe servire da scuola (vedi Trump e il suo tracotante menefreghismo) e che un passo indietro oggi potrebbe significare un passo avanti domani nell’ottica di un calcio diverso, magari nuovamente e realmente popolare.


Ed allora personalmente dico basta, sono io che dirò di no a questo calcio, sono io che dico no a tutta questa colpevole ignoranza: abbiamo buttato anni, fatica, sudore e soldi sui gradoni di uno stadio inseguendo sogni di gloria, abbiamo speso tempo e denaro per idolatrare falsi miti nella speranza di avere anche noi, poveri mortali, un riscatto indiretto dal Dio Calcio. Ma, come dicevo prima, “loro sono loro e noi non siamo un cazzo”….ed allora se cosi è QUESTO CALCIO GIOCATELO DA SOLI ORA E PER SEMPRE. Nessun gradone riempito, nessuna bandiera sventolante, nessuna televisione sintonizzata: volete questo calcio ed allora tenetevelo.
Noi ritorneremo ad inseguire una palla in un cortile o in un polveroso campo di provincia dove il calcio è e resterà sempre il nostro gioco preferito.
#ilcalciodeitifosi


Antonio Pallo

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