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Cosenza: la leggenda del tesoro di Alarico sepolto nel Busento

Cosenza: la leggenda del tesoro di Alarico sepolto nel Busento

Cosenza, nella sua immensa bellezza e scrigno di racconti e leggende. Una di queste, è sicuramente quella che racconta del Tesoro di Alarico, perduto o rubato, ma comunque introvabile.

Alarico, Il re dei Goti

Alarico, re dei Goti
Alarico, re dei Goti

In Calabria, in particolare a Cosenza, sono state tante le influenze degli ‘stranieri‘.

Una di queste, riguarda Re Alarico, chioma biondo-rossiccia, occhi chiari, corporatura atletica, è bello e forte e come guerriero sul suo cavallo bianco, non teme rivali.

Fu il primo vero re dei Visigoti, il ramo occidentale dei Goti, opposto agli Ostrogoti, che, dopo circa vent’anni di guerra ininterrotta, compresero la necessità della figura di un re che amministrasse il potere supremo e non fosse solo un consigliere o un condottiero.

Alarico, autore del celebre saccheggio di Roma del 410

I Goti, fino a poco tempo prima inquadrati nelle legioni romane, malgrado le istruzioni contrarie di Alarico di non perpetuare atrocità, si abbandonarono all’interno delle mura di Roma, a saccheggi e violenze. Insieme alla plebis e agli unni per tre giorni misero a sacco la Città eterna in cui si narra siano stati trafugati tesori di ogni tipo, dalla Menorah di Mosè sino agli ori dell’imperatore Tito. Fino a quando il 26 agosto 410 Alarico pone finalmente termine al saccheggio. Terminato quest’ultimo, a Roma restano meno di 100 mila abitanti.

Raffigurazione del Sacco di Roma condotto dai Visigoti di Alarico nel 410
Raffigurazione del Sacco di Roma condotto dai Visigoti di Alarico nel 410

Il Re guarda la capitale del mondo che gli giace ai piedi. Pensa che dall’alto delle sue colonne le severe figure di tanti eroi, di cui conosce le gesta e i nomi, lo stanno a guardare ed è preso da una sorta di terrore. Comanda la rapida ritirata, ed è quasi una fuga. A Roma c’é ancora molto da prendere. Ma non vi sono viveri e non è possibile stabilire quartiere in città. I Goti tormentati anch’essi dalla fame, non possono far altro che prendere la via del Sud.

Verso l’Africae septentrionalis con l’immenso tesoro di Roma e l’incontro con i Bruzi

Alla fine d’agosto, con appresso colonne di prigionieri e l’immenso tesoro saccheggiato, tutti i Goti sono in marcia verso l’Italia meridionale, per giungere in Calabria. La sua intenzione era invadere con una flotta dapprima la Sicilia e poi l’Africa, il granaio dell’Impero. Qui, trovano le tribù dei Bruzi che avevano eretto la loro capitale in una città che chiamarono Consentia (l’attuale Cosenza), nome che suggellava proprio il “consenso” delle varie tribù di cui i Bruzi facevano parte.

All’annunzio che i barbari hanno di già superati i limiti della Lucaniae, i bruzi decidono di stare fermi in città, e con la forza resistere al nemico oppressore. Gli uomini e le donne della capitale della Bretica confederazione non vogliono offrire il triste spettacolo della fuga dai centri abitati. A Conséntia sono ulteriormente fortificate le mura di cinta, barricate le strade ed i vicoli nei loro sbocchi; apprestate materie incendiabili e pietre e massi per cacciarli sugli assalitori goti; e altre materie combustibili per dare fuoco alle fabbriche, una volta che vano riuscisse il resistere, inutile il combattere.

Ma sono gli stessi Goti che avendo premura di recarsi verso sud, per traghettare in Siciliae e quindi in Africae septentrionalis, evitano di porre l’assedio ai brettii, marciando per le falde dei colli.

Secondo il pagano Olimpiodoro, tuttavia, una statua pagana eretta nei pressi dello stretto di Messina con la funzione di impedire il passaggio ai Barbari, lo avrebbe indotto a rinunciare all’invasione e a ritirarsi più a Nord. Secondo il cristiano Oroio, invece, una tempesta fece naufragare le navi sulle quali si erano imbarcati i barbari inducendo il re goto a rinunciare ai suoi piani e a preferire di attendere in Calabria il ritorno della bella stagione per affrontare il viaggio. Così,  lasciò la città diretto a nord.

Flavio Alarico e l’ultima fermata a Conséntia

Vedendo che la gente di Conséntia aveva aperto le porte, i Goti irruppero nella città, uccidendo uomini e donne a fil di spada. Saccheggiarono le case fino alle fondamenta.

Morte di Alarico I, seppellito nel letto del fiume Busento
Morte di Alarico I, seppellito nel letto del fiume Busento

Poco dopo irruppe la malaria che colse improvvisamente il capo dei barbari che si ammalò e poi morì. I Goti piansero la sua scomparsa e decisero di rendergli onore secondo l’antica usanza che voleva che un condottiero venisse sepolto con il suo cavallo, l’armatura e i tesori raccolti nelle azioni di guerra. Non potendo permettere che l’immenso bottino frutto del sacco di Roma venisse ritrovato e che la tomba del loro re rimanesse in balia delle orde di predatori, i guerrieri Goti decisero di seppellire Alarico nel Busento.

Per impedire che la tomba del grande re dei Goti venisse profanata, il Busento fu deviato dal suo corso tramite un complesso lavoro di ingegneria idraulica e sfruttando il lavoro di centinaia di schiavi, i quali, dopo aver ricondotto il fiume nel suo letto naturale, furono trucidati dallo stesso esercito di Alarico per preservare la segretezza del luogo della sepoltura.

La leggenda del tesoro di Alarico

La leggenda di Alarico e della sua sepoltura nel Busento ha ispirato la poesia di August Grf von Platen Das Grab im Busento con una rappresentazione romantica della morte e della sepoltura di Alarico. La poesia è stata tradotta in italiano da Giosuè Carducci con il titolo La tomba del Busento.

“Cupi a notte canti suonano
da Cosenza su’l Busento,
cupo il fiume li rimormora
dal suo gorgo sonnolento.
Su e giù pe ‘l fiume passano
e ripassano ombre lente:
Alarico i Goti piangono
il gran morto di lor gente”

Il tesoro del condottiero dovrebbe ammontare a 25 tonnellate di oro e 150 tonnellate d’argento. Ma, a causa della deviazione delle ‘prove‘, il luogo esatto della tomba di Alarico rimase per sempre un mistero e del leggendario tesoro nascosto tra le acque del Busento si favoleggiò per secoli, ispirando i versi di Dumas, Carducci e dei più grandi vati e dando origine ad una febbre che colpì, a più riprese, intellettuali, studiosi, politici e gente comune di tutti i tempi.

Nella prima metà del Settecento si tornò a parlare della leggenda e monsignor Capecelatro finanziò una campagna di ricerche alla confluenza dei fiumi Busento e Crati che, però, non ebbe alcun esito. Addirittura anche i Nazisti con Himmler si recarono qui alla ricerca del tesoro, senza ovviamente trovare nulla.

Il tesoro di Alarico OGGI

Nel 2015 è stata annunciata la prima «caccia al tesoro» con la bonifica degli argini del fiume Busento e le ricerche con droni, georadar, telerilevamento e prospezioni geofisiche alla ricerca del sito archeologico. Poi nel 2016 è arrivato da Roma il no agli scavi per mancanza di prove.

La statua di Alarico, di Paolo Grassino
La statua di Alarico, di Paolo Grassino

Una leggenda straordinaria che vuole rimanere nell’ombra della verità. Oggi, alla confluenza dei fiumi si trova la statua del re dei Goti di Paolo Grassino, punto di partenza di un affascinante tour alla scoperta della storia e della cultura della città, dalle sue origini nel 356 avanti Cristo sino al novecentesco Teatro Rendano, passando per il maestoso Castello Svevo edificato dai Saraceni sui ruderi dell’antica rocca bruzia.

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