Il quartiere Stazione di Montalto Uffugo è sicuramente il più degradato della città.
Da qualsiasi punto lo si voglia scorgere, anche da lontano si riescono a percepire i disagi della popolazione che lo abitano. Chiuso da anni per via dei lavori della ferrovia, attende la realizzazione dell’ormai noto sottopasso e delle opere a corollario.

I lavori si sarebbero dovuti terminare già nel mese di dicembre del 2019 ed invece soltanto in questi giorni si stanno realizzando alcune rifiniture ad esempio alla nuova rotatoria che immettendosi da Via Verdi consente entrare nel quartiere oppure di dirigersi verso la bretella che lo argina, sino ad arrivare alla strada che porterebbe da un lato in località Coretto e dall’altro all’incrocio per Torano o Luzzi.
In questi giorni si sono visti alcuni operai dediti ad “addolcire” la rotatoria realizzata con notevole inclinazione e che ha suscitato tante perplessità negli automobilisti in transito e negli abitanti del quartiere.
Durante il lockdown dovuto al periodo più nero vissuto sino ad ora del coronavirus, un abitante del posto, puntualmente ogni pomeriggio alle ore 16 diffondeva con potenti altoparlanti il Santo Rosario.
Una preghiera affinché tutto andasse bene ma da queste parti, alle restrizioni erano già abituati visto che il quartiere è praticamente isolato da anni.
L’amministrazione comunale più volte è stata sollecitata affinché difendesse i propri cittadini e intervenisse sul tema della velocità di esecuzione dei lavori e dunque sulla ditta appaltatrice.

I cittadini si sentono soli e si rivolgono ai social network ed alla stampa, strumenti interpretati quasi come l’ultima chance di vedere in fondo al tunnel che ancora non c’è, una nuova speranza di libertà, perché di questo si tratta.
Attività produttive costrette ad arrancare se non addirittura a chiudere. Immobili deprezzati ed abbandonati per non parlare poi dell’aspetto psicologico che incide maggiormente sui bambini e gli adolescenti quanto sugli anziani.
Nei giorni scorsi poi, con le prime abbondanti piogge, la piccola Beirut montaltese ha mostrato tante altre criticità e quanto al momento sia vulnerabile. Strade e stradine, piene di buche, sono diventate crateri colmi d’acqua piovana. Scoli d’acqua pressocché inesistenti o poco efficaci, impossibile camminare a piedi se non indossando i classici stivali “a coscia” ma poi ci sarebbe da fare i conti con il randagismo.
L’unica soluzione è rinchiudersi in casa, pregando, perché il quadro che ne esce sembra un dipinto di Beksiński.
Il quartiere è un “non luogo” abitato da persone estenuate dall’ossessione di doverlo comunque vivere senza alcuna alternativa, in quanto colti all’improvviso e nel lontano 2016 dall’ansia dell’immobilità che permane dipinta sui loro volti.
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