What Women Want, al fianco delle donne per vocazione, ha costruito nel tempo la cassa di risonanza delle istanze delle calabresi; e la tutela della salute delle donne costituisce un principio fondante della attività.
Nel corso degli anni numerose e diffuse iniziative sono state poste in essere, allo scopo di evidenziare il progressivo svilimento e depauperamento della sanità territoriale, in favore delle strutture private; svuotata di mezzi e personale con conseguente aggravio di lavoro per le strutture ospedaliere, fino al collasso di oggi, sperimentato nei tempi duri che stiamo vivendo.

I consultori costituiscono, nelle aree periferiche dei centri urbani, il primo presidio sanitario; per i ceti sociali svantaggiati, gli adolescenti, le donne, le famiglie, punto di riferimento esclusivo.
Luoghi di prevenzione e incubatori di fondamentali progetti di salute pubblica: dagli screening per i tumori alle visite pediatriche, dalle consulenze psicologiche agli adolescenti all’affiancamento alle famiglie e ai minori in difficoltà.
Chiudere un consultorio non è un taglio al bilancio della sanità, è una scelta politica!
È stato ampiamente sperimentato, in anni di reiterato svuotamento di personale e risorse, che tali scelte non conducono a un effettivo risparmio; le conseguenze della mancata prevenzione, dei ritardi diagnostici, della migrazione per abortire, rappresentano un ulteriore aggravio nel bilancio della spesa sanitaria regionale.
Stigmatizziamo, dunque, duramente, tale scelta scellerata e rivendichiamo il diritto delle donne ad usufruire dei servizi che una Legge dello Stato garantisce loro.
Auspichiamo altresì che la riorganizzazione in corso a scala regionale e provinciale in tema di sanità preveda un decisivo cambio di paradigma, che si possa finalmente aprire a una nuova prospettiva sulla salute delle donne, quindi, della cittadinanza tutta!
Così in una nota l’associazione WhatWomenWant – La Calabria vista dalle donne.
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