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Riapre la galleria d'arte indipendente Gaia a Cosenza con la mostra _Corpus_

Riapre anche la galleria d’arte ‘Gaia’ a Cosenza con la mostra “Corpus”

Venerdì 12 marzo Gaia torna in pista. La Galleria d’arte indipendente autogestita messa in piedi nel cuore del centro storico di Cosenza, in via Galeazzo di Tarsia 22, prova a ripartire con l’allestimento di Corpus, mostra che vede protagoniste tre donne: Marilena Onorato, Ivana Russo e Anita DadĂ . Inaugurazione ore 18.30.

COSENZA. La mostra ha accesso gratuito ma, per rispettare le normative di contenimento anti Covid, è necessaria la prenotazione sul sito www.eventbrite.it/e/biglietti-gaia-presenta-corpus-i-144269027545

“Proviamo a riassaporare la normalitĂ  dell’aggregazione e a credere nel futuro”, scrivono i componenti del collettivo di Gaia.

«Siamo figli di una cultura che, troppo spesso, malauguratamente, ha relegato il corpo nella mera dimensione della materialitĂ , leggendolo, tutt’al piĂą, alla stregua di schermo, interfaccia, filtro – scrivono spiegando la mostra Corpus – Un canale di comunicazione tra la brutale molteplicitĂ  del mondo esterno e la presunta unitarietĂ  di quello interno. Come se il corpo non avesse giĂ , di suo, coscienza, come se il corpo non fosse giĂ , da sempre, animato. E fosse costretto a mutuarla questa coscienza, a prenderla in prestito, a esserne infuso, dall’alto, con un’operazione tanto artificiosa quanto irreale.

Riapre la galleria d'arte indipendente Gaia a Cosenza con la mostra _Corpus_
Riapre la galleria d’arte indipendente Gaia a Cosenza con la mostra _Corpus_

Conosciamo prima con il corpo che con quella che chiamiamo mente. Anzi, forse, non si dà mente che non sia dislocata, sin da subito, nel corpo, nei corpi. Sì, perché è di una molteplicità che stiamo parlando, di una serie concreta di membra, ammassi di nervi, pulsioni, sensazioni, di un’ineliminabile diversità. Nominiamo corpo e, subito, si presenta un caos galoppante, nessuna unità. Scrive il filosofo Jean-Luc Nancy: “corpo è la certezza sconvolta, messa in frantumi. Niente di più proprio, niente di più estraneo al nostro vecchio mondo”».

Continuano da Gaia: «E il “vecchio mondo” di cui si parla, è il mondo razionalista della visione unica, della proprietà privata, dell’identità morbosa, della patria pelosa.

Il corpo, più semplicemente, non è mai “mio”, non è mai merce di scambio di un soggetto ben definito che ne può liberamente disporre, a suo piacimento. Il corpo sfugge, sempre, irrimediabilmente, al nostro controllo. Corpo torturato, umiliato, vilipeso, ferito, mutilato, tatuato, operato, scarnificato, modificato, corpo gaudente, corpo sofferente, corpo parlante, muto, nudo, vestito, disegnato, corpo imprigionato, sfruttato, rivendicato, sessuato.

Non c’è corpo maschile o femminile, c’è il corpo. Al di lĂ  di ogni genere, annaspante tra i marosi di una societĂ  dell’immagine, della rappresentazione, che, del corpo, vorrebbe farne niente piĂą che un’icona. Il corpo, però, non cede. Il corpo urla la sua contrarietĂ , il corpo prova a divincolarsi dall’abbraccio mortifero della societĂ  dello spettacolo, ribellandosi, rivoltandosi, ponendosi come barriera, ostacolo, baluardo».

Corpus vuole essere proprio un primo momento di riflessione, non solo sul senso del corpo nell’arte contemporanea, ma sull’importanza, piĂą in generale, dei corpi pensanti, e in azione, all’interno delle nostre comunitĂ  di riferimento.

Tre donne, protagoniste dell’allestimento. Tre donne che, come i loro corpi, hanno deciso di non cedere, di urlare, di ribellarsi, tre donne che, attraverso il corpo, provano a disinnescare il determinismo bigotto di un sistema asfittico che ci vuole omologati e silenti: dai disegni “distorti” di Marilena Onorato, che innescano un cortocircuito virtuoso tra figurativo e astratto, alle immagini sinuose e sensuali di Ivana Russo, che rimandano al frenetico rapporto tra corpo umano e corpo della Natura, fino a giungere agli scatti di Anita Dadà che, attraverso il pathos dell’erotismo, lanciano un chiaro messaggio politico di autodeterminazione e libertà.

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