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Papa emerito Benedetto XVI Foto Fanpage

Benedetto XVI da arcivescovo non agì su 4 casi di pedofilia: “Chiedo perdono”

«Se errori sono stati commessi, chiedo perdono, ma non sono un bugiardo». Così Joseph Ratzinger rompe il silenzio dopo il dossier sugli abusi nella chiesa di Monaco e Frisinga, mentre il Papa Emerito era arcivescovo.

Si è tornato a parlare di Benedetto XVI, eletto Papa nel 19 aprile 2005 ma dimesso nel 2013. Da allora ha condotto una vita in ritiro. Ciò a cui si fa riferimento, però, è il periodo in cui fu arcivescovo di Monaco, dal 1977 al 1982. Durante il suo mandato, i sacerdoti accusati di quattro casi di pedofilia sarebbero rimasti in carica.

Ratzinger, in una lettera sugli abusi a Monaco, parla di “grandissima colpa” per chi commette abusi ma anche per chi non li affronta.

Papa emerito Benedetto XVI Foto Fanpage
Benedetto XVI Foto Fanpage

Sempre secondo il report, Papa Ratzinger sarebbe stato a conoscenza di almeno un caso, senza però denunciarlo, continuando il suo lavoro per la Chiesa. Sempre la relazione contiene però verbali che attesterebbero la sua presenza durante una riunione nella quale si discuteva proprio l’argomento. L’indagine riguarda le aree di Monaco e Frisinga. Sono almeno 497 le vittime di abusi dal 1945 al 2019, di cui il 60% delle vittime sono bambini tra gli 8 e i 14 anni. I religiosi coinvolti nella vicenda di abusi sessuali nell’arcidiocesi sono 235, tra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali e 48 persone nell’ambito scolastico della Chiesa.

“Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore” e “ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa. Ogni singolo caso di abuso è terribile e irreparabile”. Scrive in una lettera Benedetto XVI.

“Ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono”, aggiunge pentito.

Sempre nell’analisi legale oggi si ribadisce che è stato «un errore di trascrizione» commesso «inavvertitamente» da uno dei collaboratori e «non si può imputare a Benedetto XVI quest’errore di trascrizione come falsa deposizione consapevole o bugia».

«Il servizio della verità – commenta padre Federico Lombardi, portavoce di Benedetto XVI – è stato sempre al primo posto. Egli non ha mai cercato di nascondere quello che poteva essere doloroso riconoscere per la Chiesa; non ha mai cercato di dare una bella immagine falsa della realtà della Chiesa o di quello che avviene. Quindi io ritengo assolutamente che non si possa dubitare in nessun modo della sua veridicità».

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