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Nella foto il presidente dell'A.R.C., Vincenzo Barbatano, mentre soccorre un'automobilista che ha distrutto il frontale della sua auto

Associazione Rurale Calabrese: riaprire la caccia al cinghiale

L’associazione rurale Calabrese, dopo essersi confrontata con i membri del direttivo il giorno 12 gennaio 2023, è giunta alla decisione di chiedere di riaprire la caccia al cinghiale usando la legge in deroga come da legge 157/92.

Chiede un intervento urgente sia per la gestione di questa EMERGENZA E SIA PER IL PROLIFERARE DEGLI INCENDI STRADALI E ALLE COLTURE AGRICOLE.

CHIEDIAMO DI UTILIZZARE LE SQUADRE DI CINGHIALAI UNICA E FORTE RISORSA PER IL CONTENIMENTO DI QUESTO SELVATICO che viene tuttavia sottostimato, senza averne motivazioni valide in merito. A CHI FA’COMODO QUESTA SITUAZIONE? A CHI PRENDE I RISARCIMENTI?

Nella foto il presidente Vincenzo Barbatano mentre soccorre un'automobilista che ha distrutto il frontale di una BMW con ingenti danni
Nella foto il presidente dell’A.R.C., Vincenzo Barbatano, dopo aver soccorso un’automobilista che ha distrutto il frontale della sua auto ed ha rischiato anche il peggio

IN QUESTI Ultimi mesi il problema cinghiale è stato trattato più volte dall’Università Magna Grecia di Catanzaro, grazie all’ausilio e all’organizzazione del professore Fiorillo Antonino e al Dott. Britti capo del dipartimento di Scienze della Salute.

In questa onorevole sede, si è avuto finalmente ragione delle osservazioni che il vice presidente di ARC (Associazione rurale Calabrese) più volte ha manifestato e alle quali non ha mai ricevuto risposta. Pare che il 13 dicembre 2022 durante il secondo seminario all’Ateneo di Catanzaro ci sia stata finalmente una risposta positiva sul ruolo ATTIVO che ricoprono gli animali ERRANTI COSIDDETTI NOCIVI quali cornacchia, gazze ladre, ghiandaie e gabbiani senza dimenticare le volpi.

I nocivi rappresentano un enorme problema anche in Calabria visto che da diversi anni non si applica questa benedetta CACCIA IN DEROGA PREVISTA DALLA LEGGE 157/92, mettendo a serio rischio la salute della fauna interessata e oltremodo a nulla definitivamente la pratica del “RIPOPOLAMENTO” che resta IMMENSAMENTE vano visto che non vengono più bonificati i vari territori di caccia.

Inoltre il disciplinare del cinghiale e il calendario venatorio 2022/23 hanno fatto ancora danni al comparto.

In primis non accettando una delle nostre proposte protocollate il 14 giugno 2022, ovvero, quella di abbassare a 5 gli addetti alla braccata ha fatto si che si incentivassero i “gemellaggi” portando così a far mettere insieme due o più squadre e a lasciare interi territori in preda alla moltitudine di cinghiali presenti, perdendo il censimento reale della presenza di questo selvatico.

Il ruolo delle squadre è fondamentale, senza sminuire il lavoro dei selettori e selecontrollori, ma il numero di cinghiali è in continuo aumento, basti considerare la prima stima fatta degli abbattimenti a novembre a caccia aperta.

Il lavoro delle squadre risulta più prolifico sia per il numero di addetti che partecipano che per il numero dei cani impiegati nella BRACCATA. IL MONDO AGRICOLO è in serie difficoltà, come del resto quello degli allevatori che devono combattere sempre di più con un altro storico predatore, il Lupo.

Abbiamo più volte sollecitato in varie occasioni di riconoscere e dare una premialità delle carni di cinghiale alle squadre e creare una filiera per togliere di mezzo un “sommerso” che è pur sempre un’economia del territorio, cercando di renderla lecita.

SI CHIEDE DI ATTUARE LA LEGGE IN DEROGA PER IL CINGHIALE E I NOCIVI, per dare modo ad altri selvatici quali il fagiano, la lepre, di riprodursi tranquillamente e non essere a rischio. Visto che i numeri raggiunti non sono soddisfacenti ci sembra questa l’unica soluzione per arrivare alle cifre di contenimento chieste dalla Regione Calabria. Certi di un vostro riscontro e della vostra attenzione cordialmente vi auguriamo buon lavoro.

Così in una nota Vincenzo Barbatano, Presidente A.R.C.

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