Benvenuto mister Caserta, benvenuto nel branco. Da ieri sei ufficialmente l’allenatore dei lupi. Bene. Sappi che questo comporta tante cose, ma tante che nemmeno te le immagini. Sarai quello “ca ni porta in serie A” dopo i primi sette punti in tre partite; sarai quello che “un ci capiscia nenti” alla prima sostituzione sbagliata. Sarai “nu mastrune” quando un cambio azzeccato porterà al gol partita ma sarai “nu scenziatu” quando farai qualche scelta cervellotica. “U miagliu mister c’am’avutu dopo Giorgi!” ma nello stesso tempo “u piajiu allenatore! È arrivato Oronzo Canà!”. “Sinni jissa idduv’è venutu!” ti sentirai gridare contro; oppure, qualora nel periodo autunnale le cose non dovessero andare per il meglio, il classico “un sinni mangia cuddruriaddri chissu!”. Non dargli troppo peso. Anche perché, se invece le cose andranno per il meglio, ti gusterai tutto il bello e il buono dell’essere l’allenatore del Cosenza: lo stadio pieno, la gente che ti rincorre per strada per una foto o per un saluto, i commenti positivi sui social, un entusiasmo pazzesco. Se non ti fidi puoi chiedere ai tuoi colleghi passati recentemente da queste parti: a Pierino, a Pierpaolo, a William! Ti confermeranno il calore e l’affetto della gente. Ma, tutto sommato, tu non devi chiedere a nessuno. Tu sei un calabrese, come noi. E, da calabrese, conosci bene tutte le contraddizioni dei tuoi conterranei come conosci, però, il loro immenso cuore e il viscerale amore per la propria squadra. Quindi non c’è bisogno di aggiungere altro, se non un grande in bocca al lupo.
Anzi, no. Un umile consiglio voglio dartelo: non lasciarti influenzare dai mille commenti che ti pioveranno addosso da tifosi, giornalisti e opinionisti vari. Vai dritto per la tua strada, segui le tue idee, crea un gruppo compatto. Però crea anche alchimia con l’ambiente, a costo di ni piglià na pocu ppè fissa. Come sapeva fare divinamente il grande Gianni Di Marzio.
A cura di Luca Aiello.
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