Dai campi di prigionia alla memoria collettiva: storia, parole e umanità nel libro di Giuseppe Ferraro
Di Anna Maria Ventura
Il 25 febbraio 2026, alle ore 16:00, la Biblioteca “Angelo De Fiore” del Liceo Scientifico Fermi – Polo Tecnico Brutium di Cosenza ospiterà un incontro dedicato alla memoria storica e alla scrittura come forma di resistenza civile: la presentazione del volume “Giornali prigionieri. La stampa di prigionia durante la Grande guerra”, Donzelli Editore, dello storico Giuseppe Ferraro. L’iniziativa, promossa dall’ANDE – Associazione Nazionale Donne Elettrici di Cosenza, attraverso la Commissione Libri & Biblioteche, si inserisce in un percorso culturale volto a valorizzare la ricerca storica come strumento di consapevolezza civile e di educazione alla memoria.
L’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali della Dirigente scolastica Rosita Paradiso e della Presidente di ANDE Cosenza Giovanna Giulia Bergantin; dialogherà con l’autore il giornalista Davide Scaglione, mentre la moderazione sarà affidata ad Annalina Paradiso, responsabile della Commissione Libri & Biblioteche. L’evento nasce da un lavoro collettivo che testimonia la vitalità del tessuto associativo e scolastico locale, capace di costruire occasioni di confronto tra ricerca accademica, divulgazione e partecipazione pubblica.
Fondata nel 1946, l’ANDE rappresenta una delle più longeve esperienze associative italiane impegnate nella promozione della cittadinanza attiva, della cultura democratica e della partecipazione delle donne alla vita civile del Paese.
La sezione di Cosenza, presieduta dalla giornalista Giovanna Giulia Bergantin, si distingue per una intensa attività culturale ed educativa sul territorio provinciale. Negli ultimi anni ANDE Cosenza ha promosso incontri su storia, educazione civica, scienza e salute, diritti delle donne e memoria collettiva, collaborando stabilmente con scuole, università e istituzioni locali.
Tra le iniziative più significative figurano: il Premio “Costanza d’Altavilla”, dedicato a personalità distintesi per meriti professionali e umani e per il contributo alla crescita culturale del territorio; progetti educativi con la rete scolastica “Emozioniamoci”, finalizzati alla cittadinanza attiva e alla formazione europea delle giovani generazioni; incontri pubblici su medicina, scienza e ruolo sociale delle donne, realizzati in collaborazione con associazioni e istituzioni locali.
L’azione dell’associazione si fonda sull’idea che la cultura rappresenti uno strumento fondamentale per contrastare discriminazioni e violenze e per costruire una società più consapevole e inclusiva.
In questo contesto si inserisce il lavoro della Commissione Libri & Biblioteche, presieduta da Annalina Paradiso, poetessa, intellettuale impegnata nella promozione della lettura e del dialogo tra letteratura, storia e contemporaneità, attraverso un dialogo costante con studenti di diverse scuole di Cosenza e Provincia. In tale prospettiva, la cultura non viene intesa come ambito separato, ma come pratica concreta di costruzione della comunità e di formazione della coscienza civile.
In questo contesto si inserisce la ricerca di Giuseppe Ferraro, storico e docente di Filosofia e Storia nella scuola secondaria di secondo grado, dottore di ricerca in Studi storici e laureato con lode anche in Scienze filosofiche. La sua attività scientifica si colloca all’incrocio tra storia contemporanea, scrittura testimoniale e didattica della storia, con particolare attenzione al rapporto tra memoria e cittadinanza. Ferraro ha svolto attività di ricerca presso l’Università della Calabria, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea e altri centri di ricerca nazionali, partecipando a progetti dedicati alla Grande Guerra, alla Brigata Catanzaro, agli archivi della memoria e alla storia sociale del Mezzogiorno. Autore di diversi saggi e contributi scientifici pubblicati in riviste e volumi collettanei, ha affiancato alla ricerca accademica un costante impegno nella formazione dei docenti e nella divulgazione storica, svolgendo attività di docenza universitaria come cultore della materia presso l’Università della Calabria e l’Università del Salento. È ricercatore e formatore presso l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, collabora alla rete dell’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” ed è Direttore dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Comitato provinciale di Cosenza, attraverso cui promuove attività di ricerca, divulgazione e formazione accreditata.
Il volume “Giornali prigionieri” affronta un tema a lungo rimasto ai margini della storiografia: la produzione giornalistica nei campi di prigionia durante la Prima guerra mondiale. Il conflitto, che inaugurò il Novecento delle guerre totali, coinvolse circa otto milioni e mezzo di prigionieri; per l’Italia furono circa seicentomila, con oltre centomila morti, molti dei quali catturati dopo la disfatta di Caporetto. Nei più di cinquecento campi disseminati soprattutto nei territori tedeschi e austro-ungarici, la prigionia rappresentò un’esperienza di privazione estrema, ma anche uno spazio inatteso di elaborazione culturale. I giornali redatti dai prigionieri — spesso con mezzi precari e in condizioni materiali durissime — divennero strumenti di sopravvivenza morale, luoghi di condivisione e resistenza simbolica contro l’annientamento identitario.
Attraverso un’accurata indagine archivistica, Ferraro restituisce voce a queste scritture nate ai margini della storia ufficiale, mostrando come la parola possa trasformarsi in presidio di dignità e in forma di comunità anche nelle situazioni più estreme. La sua ricerca si inserisce in una tradizione storiografica attenta alle microstorie e alle esperienze individuali, contribuendo a ridefinire lo sguardo sulla guerra non soltanto come evento militare e politico, ma come esperienza umana e culturale.
Il dialogo con il giornalista Davide Scaglione accompagnerà il pubblico in una riflessione capace di collegare passato e presente, evidenziando come la memoria storica non sia esercizio nostalgico ma pratica critica necessaria per comprendere il tempo contemporaneo. L’incontro assume così il valore di un momento collettivo di responsabilità culturale, nel quale scuola, associazionismo e ricerca storica convergono per riaffermare il ruolo della conoscenza come fondamento della cittadinanza democratica.
In un’epoca segnata dalla velocità dell’informazione e dal rischio di semplificazioni suggestive del passato, “Giornali prigionieri” ricorda che la storia è fatta anche di voci fragili ma indispensabili: parole scritte per resistere, testimonianze di uomini che, pur privati della libertà, continuarono a difendere attraverso la scrittura la propria umanità e la propria memoria.

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