“Il 2 Giugno è la Festa degli italiani,simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo. E’ un appuntamento che rinsalda la leale adesione e il sostegno dei cittadini all’ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle proprie autonomie sociali e locali”. Sono le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica durante il suo discorso al Quirinale.
Strade chiuse a Roma, e come di consueto si è svolta la Parata con il suggestivo volo delle Frecce Tricolori, a testimonianza del referendum del 2 Giugno 1946, quando venne abolita la monarchia per dar spazio alla Repubblica.

Il 73esimo anniversario della Repubblica Italiana ha voluto ricordare anche la corsa alle urne delle donne italiane a suggello di una nuova forma di stato. L’Italia voleva una loro opinione per determinare la nuova Italia dopo la seconda guerra mondiale, e a seguito dei risultati dei referendum di domenica 2 e lunedì 3 Giugno 1946 si ebbe un responso forte e chiaro: venne abolita la monarchia e nacque la Repubblica Italiana.
Uno statuto albertino ormai lontano dallo scenario repubblicano che, anche se non in forme esplicite, negava il diritto al voto alle donne, per molto tempo escluse dalla categoria degli “aventi diritto al voto”.
In riferimento ai giorni di oggi, invece, un tema caldo è la questione dei migranti, tema peraltro richiamato all’attenzione pubblica dal presidente della Camera Roberto Fico, che ha voluto dedicare il 2 Giugno a tutti che quelli che vivono sul nostro territorio ( migranti, rom e sinti) veri e propri cittadini della Repubblica, mentre Matteo Salvini si è rivolto esclusivamente alla donne e agli uomini italiani, a quelli in divisa che, con coraggio e passione, difendono il futuro del Paese, di contro ad una visione unitaria dell’Italia.
Il 2 Giugno oggi? E’ tempo di far riscuotere il credito di tante battaglie e sacrifici a tutti quelli che cercano un posto in Italia, i giovani,i disoccupati, gli emarginati,i migranti, le minoranze linguistiche, quasi a voler indire un nuovo referendum per riconoscere i diritti mancati,piuttosto che i sogni. I sogni dovrebbero essere un’altra cosa. Ma quello che serve è un’azione congiunta da parte delle istituzioni e degli organismi preposti a far ritrovare la voglia di sognare.
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