Oggi ricorre il 76esimo anniversario della Giornata della Memoria. Non solo in Germania, ma anche in Calabria, inoltre, esistono forti testimonianze. Parliamo del Campo di Ferramonti di Tarsia.
Il campo di internamento di Ferramonti, nel comune di Tarsia in provincia di Cosenza, è stato il principale (in termini di consistenza numerica) tra i numerosi luoghi di internamento per ebrei, apolidi, stranieri nemici e slavi aperti dal regime fascista tra il giugno e il settembre 1940, all’indomani dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale.

Il Campo di Ferramonti è l’unico esempio di un vero campo di concentramento costruito dal governo fascista a seguito delle leggi razziali. E rappresenta storicamente il più grande campo di internamento italiano.
Il campo venne liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, per poi essere ufficialmente chiuso l’11 dicembre 1945. Conseguentemente, dal punto di vista cronologico degli eventi della seconda guerra mondiale, detiene già un suo peculiare primato: fu in assoluto il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l’ultimo ad essere formalmente chiuso.
La sua storia inizia il 20 giugno del 1940 quando vi entrarono 3000 internati.

Vi furono in tutto internati ebrei stranieri presenti sul territorio italiano. Ebrei italiani, antifascisti italiani e stranieri (dal 1941), gruppi di cinesi e profughi politici .Il Campo si estendeva su un’area di 16 ettari ed era composto da circa 92 baracche di varia dimensione, molte delle quali con la classica forma ad “U” e forniti di cucina, latrine e lavabi comuni. A differenza del classico campo di concentramento a cui siamo abituati, quello di Ferramonti rappresentava proprio tutto il contrario.
Nonostante il luogo di detenzione, con una struttura a baraccamenti e una recinzione fatta da una staccionata di legno sormontata da una linea di filo spinato, le condizioni di vita nel campo tuttavia rimasero sempre discrete e umane. Nessuno degli internati rimase vittima di violenze o fu direttamente deportato da Ferramonti in Germania.
Al contrario, le autorità del campo non diedero mai seguito alle richieste tedesche.

Furono deportate solo quelle persone che, avendo chiesto un trasferimento da Ferramonti ad un confino libero in alcuni centri del nord Italia, si trovarono sotto l’occupazione tedesca dopo il settembre del 1943. Ferramonti non fu quindi in alcun modo un campo di transito per i lager tedeschi.
Per questa sua peculiare caratteristica, lo storico ebreo inglese Jonathan Steinberg ha definito il campo di Ferramonti come “il più grande kibbutz del continente europeo”. E il Jerusalem Post lo definì “un paradiso inaspettato”. Il 2004 è stato inaugurato il Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia con l’intento di conservare concretamente l’identità e la memoria storica, nonché preservare e diffondere il patrimonio storico, del campo di concentramento.
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