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5 per mille: tutto quello che serve sapere

Ogni anno, durante il delicato momento della dichiarazione dei redditi, milioni di contribuenti italiani si trovano di fronte alla possibilità di destinare una parte delle proprie tasse a sostegno di attività di interesse sociale. Questo meccanismo, divenuto una misura fiscale riconosciuta per Legge, prende il nome di 5 per mille e si configura come una sorta di donazione a costo zero.

In questo articolo vogliamo fornire maggiori informazioni sul 5 per mille, provando a rispondere alle domande più comuni per sciogliere qualsiasi dubbio su questa pratica che permette di contribuire in prima persona al bene comune.

Breve storia del 5 per mille in Italia

Il 5 per mille ha fatto la sua prima comparsa nel 2006: introdotta come misura sperimentale con la Legge Finanziaria 2006, dava ai contribuenti la possibilità di destinare il 5% del proprio IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) a diversi Enti no profit, oltre che alla ricerca scientifica e sanitaria, alle Università e ad alcune attività socialmente rilevanti.

Visto il successo iniziale, il Governo italiano inizia a prorogare questa misura anno dopo anno, incrementando anche le realtà ammesse come beneficiari. Siamo nel 2015 quando il 5 per mille diventa strutturale: la Legge di Stabilità 2015 ne garantisce infatti la continuità, senza più bisogno di rinnovi annuali.

Ultima tappa di questa storia è datata 2021, quando anche gli ETS (Enti del Terzo Settore), dopo la Riforma del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), iniziano ufficialmente a beneficiare del 5 per mille.

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5 per mille: tutto quello che serve sapere

Come funziona il 5 per mille

Il 5 per mille è semplicemente una piccola quota dell’IRPEF che lo Stato italiano consente di destinare a Enti che operano in ambito sociale, scientifico, sanitario o culturale.

Si tratta quindi di una tassa che ogni contribuente deve in ogni caso pagare, ma che invece di finire nelle casse dello Stato può avere una diversa e più preziosa destinazione. Questo significa che ogni contribuente, nel momento in cui decide di sfruttare questa possibilità, non paga nulla in più.

Destinare il proprio 5 per mille può essere fatto in fase di dichiarazione dei redditi attraverso la compilazione del Modello 730, Modello Redditi o Certificazione Unica (CU), se non si è obbligati alla dichiarazione. Il procedimento è estremamente semplice: basta firmare nel riquadro corrispondente alla categoria dell’Ente che si vuole sostenere e inserire il codice fiscale del soggetto prescelto.

Se non si indica un codice fiscale specifico, la quota verrà suddivisa tra tutti gli enti della categoria indicata, in base alla percentuale di preferenze ricevute. Se invece non si firma il riquadro, la propria quota IRPEF rimane allo Stato.

Chi non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, può destinare il 5 per mille compilando l’apposita scheda allegata alla CU, che deve poi essere inserita in busta chiusa e consegnata a un ufficio postale, un professionista abilitato o inviata in modalità telematica. Sulla busta vanno indicati nome, cognome, codice fiscale del contribuente e la dicitura “Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’IRPEF”.

Chi Può Beneficiare del 5×1000

Oltre agli Enti del Terzo Settore che, come abbiamo spiegato in precedenza, sono stati inclusi tra i possibili beneficiari a partire dal 2021, ci sono altre realtà specifiche che possono ricevere ogni anno il 5 per mille, a patto che siano iscritte negli elenchi predisposti dall’Agenzia delle Entrate. Parliamo degli Enti della ricerca scientifica e dell’università e della ricerca sanitaria.

Ci sono anche le Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI, gli Enti che si occupano di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e i gestori delle aree protette. Infine, è possibile destinare il 5 per mille anche al proprio Comune di residenza, che deve però utilizzare i fondi per portare avanti attività sociali.

Differenze tra 5 per mille, 8 per mille e 2 per mille

Oltre al 5 per mille, in Italia esistono altre due misure fiscali che possono essere liberamente destinate durante la dichiarazione dei redditi.

La prima è l’8 per mille, che va allo Stato o a una confessione religiosa. La seconda è il 2 per mille, dedicata a partiti politici o, in alcuni casi, Enti culturali. Si tratta di tre misure indipendenti e complementari, che non si annullano e vicenda.

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