Cosenza rimarrà per sempre zona ricca di storia e tradizione. Oggi, 8 dicembre si celebra l’Immacolata Concezione.
Nella città dei Bruzi esiste una chiesta in suo onore purtroppo, però, abbandonata da tutti. L’edificio si trova nella zona sotto il Castello di Cosenza, esattamente nel complesso dell’Ex Convento dei Cappuccini.
E’ stato edificato nel XVII secolo sui resti della più antica cattedrale cittadina distrutta dal terremoto del 1184 dove morirono al suo interno il Vescovo Rufus e tutto il Capitolo. La chiesa costruita nella caratteristica forma legata all’ordine mendicante a chiesa fienile o anche detta ad aula, ha la facciata principale che si presenta come effettivo punto focale di tutta la struttura, stretta e snella. Che manifesta subito l’idea dell’impianto longitudinale.
Qui alloggiava anche la campana messaggera del versetto “Et verbum caro factum est habitavit in nobis 1680”.

Il tetto cuspidale va ad indicare una costruzione in cui lo spazio interno è pienamente sfruttato sia in lunghezza che in altezza. A pianta a mono-navata, oggi proposta con semplice sistema di copertura a capriate lignee realizzata negli anni ’90 a seguito di un crollo, apre e chiude la navata con due grandiosi archi trionfali. Ma il suo impianto murario originale rivela un sistema di piccole volte a crociera, chiaro richiamo ad esempi di architetture precedenti legate all’Ordine francescano.
La zona consacrata al clero si elevava su quattro gradoni dove l’altare rimane centro e riferimento di tutta la chiesa in quanto luogo dove la mensa eucaristica diventa punto di arrivo per i fedeli. L’altare maggiore nella sua nuova veste baroccheggiante, si va anche a sposare magnificamente con tutto l’aspetto decorativo.
La sua importanza nella storia della città viene dimostrata attraverso committenze prestigiose. Una per tutte la preziosa tela con l’Immacolata e Dio Padre opera di Luca Giordano, oggi conservata nel Museo Diocesano di Cosenza. La struttura e la vita dei frati è scandita da differenti disavventure, disastri naturali, dall’arrivo dei francesi che fanno del complesso un ospedale per l’esercito francese e carcere.
Nel 1809 durante la soppressione degli ordini religiosi del Regno di Napoli, il convento diventa prima caserma e poi nel 1813 nuovamente ospedale.
Ma è nel 1880 che termina nella memoria collettiva la vita legata al Convento e ne inizia una moralmente più buia. Quella dell’Ospizio Umberto I, luogo di segregazione per chi non trovava posto nella società. Una prigione per “inutili” che ospitava orfani, storpi, ciechi, matti, poveri e tutte quelle persone che la società riteneva di dover rinchiudere per svariati (e spesso ingiustificabili) motivi. Se fino a quel momento oblio e degrado erano il destino di chi vi era rinchiuso, la medesima sorte è toccata poi all’antico complesso. E ancora una volta la possibilità di cambiare le cose è sfumata. Nonostante la pioggia di milioni in arrivo (90 milioni di euro) per il centro storico cittadino grazie al Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Dove questa struttura non è stata per l’ennesima volta considerata proprio dal Mibact.
(Dalla pagina FB: “Associazione Culturale Mistery Hunters”)
Foto Copertina: Luciano Grisolia
Vai al contenuto




