Le esperienze antecedenti a questa pubblicazione già lasciavano intravedere un particolare talento nell’immersione e nel rilievo di emozioni e riflessioni. Di certo la sua vocazione e abilità nel pescare e portare a galla vissuti e rielaborazioni, nell’accostare in modo inedito circostanze, nel mettere a fuoco visioni di senso e forme, immediate quanto ragionate, avranno strappato allo stesso giovane autore e ai primi fruitori della sua comunicazione, uno stupore intenso.
Giuliano Garofalo ha avviato un suo percorso di produzione artistica in un contesto socio-familiare ricco di stimoli culturali e artistici. Tale humus ha nutrito e accompagnato la sua disposizione ad esprimersi impiegando linguaggi diversi, dall’audiovisivo, alle performances, ai readings poetici, alla fotografia, alla scrittura.
Già a una prima lettura si coglie l’abilità dell’autore nel far confluire sensazioni e visioni intime all’ampiezza di universi vasti: quello proprio, interiore, quello esterno, la culla profonda e sterminata del proprio vissuto.
Lo stesso titolo ‘Segnali dall’immenso’ indica questa ricerca, pone domande sull’alveo da cui originano questi segnali. Di quale immenso si starà parlando? Il proprio: quello profondissimo e segreto, o l’altrui, esterno, imperscrutabile quanto distratto e seduttivo? L’ambiguità di questa espressione ha una valenza poetica.
Il linguaggio poetico è tanto limpido quanto ambiguo. Ciò ne accresce la ricchezza e la polivalenza.
Giuliano Garofalo ha fatto propri, con lucido istinto, i suggerimenti che alcuni grandi della letteratura del passato hanno consegnato ai giovani poeti.
Rilke, nel 1903, rivolgendosi al giovane poeta Franz Xaver Kappus scrive: ”…rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano…usi, per esprimersi le cose che le stanno attorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo. Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi, accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta per evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri…”
Già in “Le crociate della mente” “Molte volte seminiamo stelle nel cielo…” emerge l’attitudine ad avventurarsi armati ed inermi al contempo, alla ricerca di una armonia di una bellezza che, partendo dal quotidiano, dal particolare, compete con l’universo.
Questa aspirazione attraversa l’intera raccolta. L’esperienza quotidiana viene denudata del suo cinismo vacuo, della sua crudeltà. L’asprezza noncurante della quotidianità irrompe e motiva questa ricerca, con la forza di un realismo ineluttabile.
Lo testimoniano, in molti testi, le chiuse con strofe spiazzanti, impreviste, conclusioni che abbagliano e lacerano al contempo.
Ad es. il ricorso alla metafora dantesca della legge del contrappasso per descrivere non l’aldilà ma l’aldiquà e le sue perverse evoluzioni. “…In arrivo effetti collaterali mai visti, /forse i primi che ammazzano dal ridere un giullare:”
Nella raccolta sono radunati testi che adottano un linguaggio metaforico ardito. Alcuni, nella loro interezza, sono una unica e grande metafora.
In Evacuazione solare “…siamo distanti anni luce dal nostro sole…” il bisogno d’amore e la nudità di esso si sovraespongono con amarezza. E’ tangibile il ricorso alla scrittura e al suo soccorso. I toni di una ratio riflessiva e visionaria si intrecciano con la nudità di un desiderio che è quasi una preghiera, “…ed io sarei soltanto un passante/in cerca di elemosina d’amore…”
E’ un micro trattato di medicazione interiore la lezione che Giuliano ci fa e si fa.
Egli riconosce il potere di cura della parola che si presenta unita saldamente alle indicazioni e descrizioni dei turbamenti, alla vacuità delle risorse e delle opportunità che la realtà offre. In questo testo i ricordi hanno la forza figurativa della ripresa di una immagine. Ritroviamo in questo giovane autore la capacità di circoscrivere, nei confini definiti di una inquadratura, l’ampiezza senza confini di una sensazione. Un suo tratto peculiare è la disposizione ad abbandonarsi vigilando, la ricerca caparbia dell’avvertimento, del senso, della spiegazione delle esperienze, “insinuando la battaglia del pensiero”. “…Un vero temerario non è carnivoro del suo destino, rimescola con rabbia/e riparte da un punto di partenza benevolo. Fa il passaggio dalla quiete/alle fonti dell’impossibile, insinuando la battaglia del pensiero…”
In Ombre sulla schiena, l’autore parla di sè a sè. ”Quando la mia ombra sfodererà arte,/potrai finalmente dire:/mi hanno ferito alla schiena…/ L’autore è soggetto e oggetto della sua interlocuzione, alterna prima e terza persona. Alterna lo sguardo su di sè e il mostrarsi allo sguardo altrui.
Il presentarsi e rappresentarsi con fare burlesco è un altro suo tratto distintivo. E’ un incedere di senso beffardo, che svela e nomina la propria, ma anche l’altrui beffardaggine. Ad essa tuttavia sono strette anche la consapevolezza amara tanto del proprio valore quanto della sua invisibilità.
In Patria e contraddizione “…Passo la convinzione a me stesso/di potermi ergere come un fasullo re di Inglitterra, /che cerca ad ogni costo di salvare la sua patria/ nella totale umiltà. /A passo svelto di città fantasma:”
A passo svelto di città fantasma è un verso/chiusa intenso. Una similitudine fra sé e la città fantasma che parla con la forza di un coro. L’autore nomina la propria moltitudine e solitudine, con un incedere che evoca tratti, filosofici ed esistenziali di matrice pessoiana.
Le poesie di Giuliano Garofalo, sebbene in alcuni passaggi, siano indicate dallo stesso autore, quale balsamo per la ragione e i sentimenti, non lasciano spazio all’apprezzamento o il ricorso ad una poesia consolatoria. Piuttosto, ricorrendo ad una lapidaria espressione zanzottiana, hanno “il segno di un coltello che sbuccia”.
Sono testi che scovano e rubano parole a ciò che è invisibile agli occhi e a ciò che si ignora. In coerenza con un tratto peculiare della parola poetica trasportano tanto la dolcezza quanto la crudeltà. Se tratto consolatorio si vuole scorgere, occorre rintracciarlo nello svelamento della realtà, in una lettura delle esperienze che, accanto ad una sfibrante ed evidente ricerca di senso, vengono messe a nudo senza sconti, ma con una costante richiesta di attenzione e considerazione.
Giuliano Garofalo nel consegnarci la sua visione del mondo mobilita un immaginario che ispira anche la razionalità e la riflessione e, dalla ragione e dalla riflessione è, a sua volta, ispirato. Di queste poesie si potrebbe dire ciò che Kafka nelle “Lettere a Milena” dice dell’amore: “Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso”.
Tutti i testi di questa raccolta hanno il tratto formale del discorso, la forma del pensiero narrante, ma anche la ricerca immaginifica e immersiva in esso. Le poesie hanno un’andatura di tipo quasi narrativo, prosastico, contrappuntate, di tanto in tanto, da versi le cui concentrazioni e condensazioni di senso, producono un effetto spiazzante su chi legge.
“…sono solo un passante/che getta l’amo sulla scena del crimine. /
L’andatura del testo che chiude con questo verso scorre lineare, ha l’incedere di un lungo respiro che trasporta tanto amarezza quanto consapevolezza. La fatalità di ciò che accade è interrotta dallo schiarirsi a sé stessi e a chi legge, dal nominare il fardello e la pressione di un destino e l’intento di rallentarne il corso, tramite il ricorso alla libertà di scelta, alla forza del tenersi per mano, del comprendersi, attraverso la parola poetica.
Altrettanto struggente è il testo Mondi lontani “… Conoscetemi prego/ per amarci…/per giocare agli artifici di un qualcosa che non conosciamo, / siamo io e voi i sultani del sapere. /… ma ho paura del futuro/e scambio l’ansia/con questo freddo autunno. /
L’autore apre a se stesso e a chi legge la propria casa emozionale, i desideri, le burle. Lo struggimento è tradotto in ragionamento. E’ una scrittura d’impeto, che tradisce la sua immediatezza e la relativa assenza di ricerca e rielaborazione formale. Proprio per questo è sorprendente la resa. “Rimembro perfettamente/quelle mattine di luce fioca/e stelle artificiali create per la mia mente, quelle albe ipnotizzate/dalla mia curiosità infantile. /Sono come un enorme bambino…”
“…mi fingo un altalenante magazziniere/di promesse impossibili da mantenere/fino a che le mie albe non si incrocino a malamorte /con l’asfalto del paradiso. /
Lo spiccare del volo desiderante parte da un luogo aurorale.
Uno dei più grandi poeti giapponesi di haiku, Matsu Basho, rivolgendosi ad un suo allievo disse: “Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine”.
Alla poesia non viene necessariamente chiesto di mostrarci lo stupefacente. Le viene chiesto di mostrarci qualcosa che altrimenti sfugge, ma anche la capacità di sorvolare la realtà, a diverse altezze, riprendendola e ricostruendola anche con le parole.
Questo giovane autore è tanto piantato con i piedi per terra quanto proteso verso immaginifiche altezze, o affacciato sull’orlo di precipizi che si traducono, miracolosamente, in occasioni di volo.
In Giuliano Garofalo la gioia del volteggio si sposa all’impegno a spalancare le porte della percezione sulla realtà e a un febbrile lavoro sull’ideazione e la comunicazione di questa schiusa.
L’autore
Giuliano Garofalo nasce a Roma il 28 agosto 1996 vive Castrolibero Cs, cresce in un ambiente culturale ricco e stimolante, la madre Nuccia Pugliese regista di teatro, il padre Orazio Garofalo visual artist, la sua casa è frequentata da scrittori, poeti, musicisti, attori. Si interessa fin da bambino di poesia musica e fotografia: piccolissimo studia il violino con la maestra Angelina Perrotta e con il maestro Antonio Pisciotta poi violinista presso la Piccola Philharmonic Cosenza diretta dal Maestro Di Meo, partecipa allo stage di improvvisazione d’orchestra Jazz con i maestri Alberto La Neve e Massimo Garritano Si diploma al Liceo Classico Bernardino Telesio di Cosenza. Frequenta due corsi di fotografia: Associazione Ladri di luce Cosenza e associazione Nitida presso l’Università della Calabria, Si approccia alla computer grafica digitale con un progetto della Regione Calabria Bando Dote Lavoro presso lo studio Recover di Cosenza Si appassiona alla fotografia digitale progetta e realizza foto e Video Art, a soli diciassette anni è finalista all’AS film festival con un video proiettato al Museo MAXI di Roma.
Partecipa a numerosi Poetry Slam organizzati dall’Unical, nel 2020 organizza un’azione performativa poetico musicale con il musicista Filippo Fazio e con l’attrice danzatrice Marzia Feraudo presso il Festival Rigenerazioni nel borgo storico di Domanico Cs.Un progetto importante del prossimo futuro, uno spettacolo di poesia e Sax con il maestro Jazzista Alberto La Neve.
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