Alberto Urban è stato il “Maradona” del Cosenza negli anni 80. Un fantasista straordinario, tra i protagonisti della promozione in serie B e poi della successiva annata con un quarto posto e lo spareggio per la A sfiorato.
Che ricordi ha di quel Cosenza?
Ho vissuto tre anni indimenticabili. Il primo con Liguori e poi con il grande Gianni Di Marzio, che resterà sempre nel mio cuore. Ponemmo le basi per la storica promozione in serie B, una B che allora aveva uno spessore assai diverso. La città ci seguiva in casa e fuori con un entusiasmo incredibile. Poi arrivò Bruno Giorgi, anche lui grandissimo allenatore, e sfiorammo addirittura la serie A. Cosenza è nel mio cuore per sempre.
Pensa che il Cosenza sia già retrocesso?
No. Siamo con un piede in C ma non siamo ancora retrocessi. I calciatori devono dare il massimo in queste ultime partite e vivere alla giornata. Io credo che se avessimo acquistato un paio di elementi di spessore a gennaio la situazione sarebbe stata diversa. Ma c’è una parte di serie B che non ha grandi valori tecnici. Le distanze non sono siderali. Bisogna comunque sperare in un altro miracolo.
Che ne dice della crisi societaria?
Non c’è dubbio che c’è bisogno di aria nuova. Di un entusiasmo, come diceva il mio amico tifoso Pietro Garritano, che coinvolga tutti. Ci vuole un altro progetto imprenditoriale che riporti Cosenza allo stadio e ci porti a sognare , magari, quella categoria, la serie A, che una città e una piazza come la nostra meritano.

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