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A Marzi una mostra sulle Madri Costituenti per la festa delle Donne

A Marzi una mostra sulle Madri Costituenti per la festa delle Donne

A Marzi si è svolto un evento importante, bello e commovente: una mostra dedicata a 21donne, belle nella loro dignità, dagli occhi che brillano di diritti conquistati, ma guardano lontano verso quelli ancora da conquistare. Sono “Le Madri Costituenti” alle quali è stata intitolata la mostra, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, organizzata, presso la Sala Consiliare del Comune, dal Comitato civico “ SNOQ?Se non ora quando” e patrocinata dal Comune stesso.

Tutto si è svolto all’insegna del fascino e dell’emozione. Già il borgo è suggestivo, per  le sue origini medievali, come molti altri centri abitati della zona, come tutti i Casali di Cosenza, quelli del Destro e quelli del Manco, sorti a destra e a sinistra del fiume Crati, durante la seconda metà del secolo X, come conseguenza delle incursioni dei Saraceni che, provocando la fuga di molti Cosentini dalla loro città, avrebbero così determinato la nascita di questi nuovi centri, come sostiene Davide Andreotti, illustre storico calabrese del XIX secolo, autore dell’opera “Storia dei Cosentini”, pubblicata nel 1869. In questa dettagliata opera, Andreotti analizza la storia della città di Cosenza e dei suoi Casali, offrendo approfondimenti sulle origini e lo sviluppo di queste comunità.

Le loro pietre custodiscono un’eredità culturale, storica e artistica che si è stratificata nei secoli, generazione dopo generazione. Appollaiati sulla sommità di colline, che costituiscono la fascia presilana, quelli del Manco, oppure disseminati nella valle del Savuto, quelli del Destro. Di quest’ultimi, uno dei più belli e suggestivi è il borgo di Marzi. Conserva intatto il fascino dei borghi calabresi, con un centro storico caratteristico e un forte legame con le radici contadine e pastorali della sua gente.

 Ti accoglie a braccia aperte, orgoglioso della sua storia, fiero della sua identità, che si traduce in una vera e propria miniera di saperi, di mestieri, di architetture, e di civiltà.

Fervida è l’attività culturale di uomini e donne, fra cui molti giovani, che fanno vivere il paese con attività e iniziative, che, pur salvaguardando le antiche tradizioni, guardano al presente e al futuro, nella consapevolezza che attraverso la conoscenza la collettività cresce e progredisce.

A Marzi una mostra sulle Madri Costituenti per la festa delle Donne
A Marzi una mostra sulle Madri Costituenti per la festa delle Donne

Un’azione molto incisiva sul piano culturale viene svolta dall’Associazione  “SNOQ? Se Non Ora Quando”, impegnata nella promozione dei diritti delle donne e nella sensibilizzazione su tematiche di genere. E proprio questa associazione ha organizzato la Mostra   “Le Madri Costituenti”, per offrire l’opportunità di conoscere meglio una pagina fondamentale della storia italiana e di trarre ispirazione per il futuro. “Un’occasione per riflettere – ha sottolineato Maria Fiore, presidente del sodalizio promotore, in una nota di presentazione – sul ruolo femminile nella costruzione della democrazia e nel tessuto sociale del territorio. L’evento intende valorizzare il contributo delle donne non solo nella storia della Repubblica italiana, ma anche nella vita delle Comunità locali. In Calabria, come in tutto il Paese, le donne hanno un ruolo centrale, determinante, nella crescita culturale, sociale ed economica. La mostra vuole ricordare il cammino di quelle ventuno donne che, nel 1946, entrarono nell’Assemblea Costituente, contribuendo alla scrittura della Carta fondamentale dello Stato, una partecipazione che segnò una svolta epocale per i diritti femminili”.

La mostra è stata inaugurata sabato 8 marzo, alla presenza di un numeroso pubblico interessato e partecipe, costituito da donne e uomini, fra cui molti giovani. Apprezzati gli interventi delle persone, che hanno partecipato da protagonisti all’evento: il Sindaco Pietro Tucci, la Presidente dell’Associazione organizzatrice Maria Fiore, la Presidente dell’Associazione AIParC Cosenza Tania Frisone, la moderatrice Teresa Sacco e le due relatrici Nella Matta e Rosa Principe.

E’ bene aggiungere che l’evento fa parte del “Mese della Cultura AIParC Cosenza Marzo 2025”, che consiste in una serie di eventi che si svolgeranno nel mese di Marzo, in vari comuni della Provincia di Cosenza, finalizzati alla valorizzazione del patrimonio artistico, storico e letterario del territorio calabrese e che sia Nella Matta che Rosa Principe sono socie dell’AIParC Cosenza.

Nella Matta, donna di elevatissime qualità culturali e umane, oltre a dedicare la vita all’insegnamento ha profuso immense energie nell’impegno politico e continua indefessa a vivere la sua la vita al servizio della società civile, attraverso l’opera di divulgazione del suo immenso sapere con pubblicazioni di libri, saggi e articoli di giornali e il suo qualificato attivismo nel mondo delle associazioni. Colonna di AIParC, di cui è Responsabile della Commissione cultura, ha dedicato la sua vita alla promozione dei diritti delle donne e alla valorizzazione del loro ruolo nella storia italiana. Uno dei suoi lavori più significativi è il libro “In cammino verso i diritti – Le madri costituenti”, pubblicato da Jonia Editrice, in cui ripercorre le storie delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente italiana nel 1946. Il volume è stato presentato in diverse città italiane, tra cui Torino, Roma, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato della Repubblica, e Milano, presso l’Università Cattolica. Questa opera rappresenta un contributo significativo alla memoria storica e alla consapevolezza del percorso di emancipazione femminile in Italia, offrendo spunti di riflessione sulle sfide affrontate dalle donne nel passato e sull’importanza di continuare a promuovere l’uguaglianza di genere nella società contemporanea.

Rosa Principe è docente di Diritto ed Economia presso l’Istituto Tecnico Industriale “Monaco” di Cosenza. Oltre a svolgere  la sua attività didattica, la professoressa Principe è attivamente impegnata in iniziative sociali e politiche. Nel giugno 2023, ha partecipato come rappresentante del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale a una manifestazione a Cosenza contro l’autonomia differenziata, collaborando con sindacati e altre figure accademiche.

Con parole appassionate entrambe hanno  percorso l’evoluzione storica dell’emancipazione femminile e delle conquiste ottenute a partire dal diritto al voto del 1946. Hanno messo in evidenza le leggi che, in applicazione del dettame costituzionale, hanno dato alle donne la “quasi” completa parità. E naturalmente hanno dato importanza al contributo delle 21 Madri Costituenti, che, per prime nella storia d’Italia, intervennero nelle decisioni politiche sul futuro del paese. Insieme, contribuirono con slancio ed energia a scrivere la nostra Costituzione e a renderla anche la Costituzione delle donne. A oltre settantanove anni dall’anniversario del suffragio femminile, il contributo delle donne alla storia della nostra democrazia è ancora poco conosciuto, ben venga, perciò questa mostra che raccoglie le immagini e  le biografie delle ventuno Madri costituenti che, assieme ai più celebri «Padri», hanno scritto la Costituzione. A ciascuna di noi queste donne consegnano un pezzo della loro storia e ci invitano a proseguire il lavoro che hanno iniziato. Gli articoli della Costituzione sull’uguaglianza, la famiglia, il lavoro; la battaglia per l’accesso alla magistratura, poi la legge per la maternità (1950) e tutto quel che è seguito negli anni: sono solo alcune delle conquiste ottenute grazie all’ingresso di 21 donne nell’Assemblea Costituente, elette il 2 giugno 1946. Allora, per la prima volta, le donne andarono a votare dopo il passaggio primaverile delle amministrative (si riversarono alle urne in massa: l’89% delle aventi diritto), contribuendo a cambiare il Paese nella transizione epocale alla Repubblica, sancita dal referendum in quella stessa giornata.

È la prima rivoluzione dell’Italia unita. E come tutte le rivoluzioni suscitò sospetti e timori. Si temeva che le donne avrebbero disertato le urne, e che, se pure si fossero recate a votare, avrebbero espresso un voto pasticciato.

Invece l’estensione del voto alle donne immise nella vita politica italiana una visione del mondo diversa, una psicologia, un’azione, che incideva con forza sulla vita quotidiana, sullo sviluppo del paese.

Alla Costituente dei 556 deputati eletti alla Camera, 535 erano uomini e 21 le donne. Una pattuglia sparuta che destava curiosità..

Dalle didascalie annesse alle foto, messe in mostra, si è potuto evincere che diversa era l’estrazione politica delle 21 donne: nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, un’esponente del Fronte dell’Uomo qualunque. E ancora: in quattordici su ventuno erano laureate, la maggior parte di loro lavorava, diverse erano impegnate nel mondo della scuola; la provenienza geografica era varia e rappresentativa di tutta l’Italia, le generazioni spaziavano dalla fine dell’800 alle nate sotto il fascismo; molte avevano vissuto la clandestinità durante il regime come Teresa Noce e Rita Montagnana e partecipato alla Resistenza come Teresa Mattei, Nilde Iotti, Angela Gotelli, Laura Bianchini e altre; alcune non avevano studiato perché non potevano permetterselo: emblematico il caso della marchigiana Adele Bei, terza di 11 figli, che a 12 anni lasciò la scuola per fare la bracciante e contribuire al bilancio familiare; la sua è una vita costellata di sacrifici e scelte impavide: viene arrestata nel 1933, passa sette anni in carcere, poi è confinata a Ventotene, eppure una volta libera non esita – dopo l’8 settembre 1943 – a entrare nella Resistenza romana, di cui sarà una delle protagoniste; verrà per lei la stagione della Consulta, prima, della Costituente poi e del Parlamento negli anni successivi, dove si spenderà per i diritti nel mondo del lavoro femminile.

Senza le loro battaglie, ha detto Nella Matta, diversi articoli della Costituzione, compresi i principi fondamentali, non sarebbero stati assunti nella Carta. Cinque le costituenti chiamate a far parte della Commissione dei 75, incaricata di elaborare e redigere la Costituzione: Nilde Iotti (Pci) e Angela Gotelli (Dc) ; Teresa Noce (Pci), Lina Merlin (Psi), Maria Federici (Dc).Sebbene poche le donne si fecero sentire. “La mia voce non è qui una voce isolata – dice Nadia Gallico Spano- . E’ quella possente delle donne italiane le quali consce della loro funzione, richiedono i loro diritti… Esse si sono conquistate questo diritto partecipando con tutto il popolo alla grande battaglia della Liberazione”.

Lottarono, ha detto nel suo intervento Rosa Principe, per fissare il principio di uguaglianza nell’articolo 3 della Carta (“tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…”), rafforzato e specificato dagli articoli 29 (“il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi”) e 37 (“la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”).  Sono risultati fondamentali perché a partire da lì sarà possibile la riforma del diritto di famiglia cui si arriverà nel 1975.

E alla fine degli interventi e del dibattito con il pubblico è stato chiaro che le 21 donne, pur partendo da sé, parlarono non in nome proprio, ma nell’interesse dell’intera società italiana. Di diverso e opposto orientamento politico, seppero costruire tra loro una forte relazione. Relazione che darà frutti non solo nella stagione Costituente, ma negli anni seguenti, nel lavoro di applicazione dei principi costituzionali attraverso l’elaborazione di numerose leggi, che hanno segnato un avanzamento del costume e della cultura del nostro Paese.

Basti pensare alla  legge secondo cui la violenza sessuale è un reato contro la persona, e non contro la moralità pubblica e il buon costume, approvata nel 1996, dopo lungaggini e insabbiamenti nel corso di cinque legislature, e grazie alla volontà politicamente trasversale delle parlamentari italiane.
Recentemente sono state promulgate leggi che tutelano le donne dal femminicidio, dallo stalking e dalla violenza domestica. In ambito lavorativo, invece, nonostante esistano leggi che prevedono la parità di trattamento tra uomini e donne e il divieto di licenziamento per le donne in stato di gravidanza, molte sono costrette a scegliere tra vita professionale e vita familiare rinunciando a volte ai figli.

L’ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto sia cruciale e dirimente quel che diceva Tina Anselmi: per cambiare le cose bisogna esserci, le donne devono partecipare alla vita politica e agire nei luoghi in cui si prendono le decisioni senza mai dare per scontati gli obiettivi raggiunti. Del resto la politica di Castelfranco Veneto, prima ministra di un Governo in Italia – era il 1976 – lo aveva dimostrato in prima persona: appena arrivata al dicastero del Lavoro, aveva varato la legge che dava concretezza al principio voluto dalle Costituenti sulla parità di accesso e retribuzione del lavoro femminile e maschile. Ovviamente parliamo del settore pubblico: la situazione, nell’ambito privato, è ancora sconfortante. È bene allora continuare il cammino tracciato su questo e altri fronti, soprattutto su quello della libertà e democrazia, traendo forza dall’esempio delle ventuno protagoniste del ’46.

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